AOL Time Warner, dirigenti in rivolta contro Steve Case?

Dopo le epurazioni di Jean-Marie Messier (Vivendi Universal) e di Thomas Middelhoff (Bertelsmann) scricchiola anche la poltrona di Steve Case, boss di AOL Time Warner.

Lo sostiene l'autorevolissmo New York Times, che commenta la notizia citando i malumori che la sua gestione del “merger” tra le due società avrebbe suscitato tra alcuni dei suoi immediati sottoposti. Il clamoroso colpo di mano potrebbe concretizzarsi già nelle prossime ore, secondo il quotidiano newyorkese, ma sembra che Case non abbia alcuna intenzione di deporre le armi e ritirarsi in buon ordine: nel caso, saranno gli azionisti, durante il meeting annuale fissato per la prossima primavera, ad esprimere il loro verdetto sul suo operato. A voler silurare il chairman già numero uno di America Online sarebbe una parte dello stato maggiore di Time Warner (la holding cui fa capo anche la casa discografica Warner Music), fortemente deluso dagli esiti di un matrimonio che, invece di duplicare le forze in virtù delle sinergie tra Internet, distribuzione digitale e “contenuti” forti ha visto ingolfarsi il motore, un tempo a pieno regime, del colosso dei media. .


Per restare in sella, a Case bastano tre voti a favore sui 14 espressi dal consiglio di amministrazione: il presidente, sempre secondo il New York Times, potrebbe contare sull'appoggio dell'amministratore delegato Richard Parsons ma sarebbe osteggiato da altri consiglieri di spicco come Ted Turner e John Malone, la cui Liberty Media è uno dei maggiori azionisti del gruppo.
La multinazionale USA ha già fatto due cadaveri eccellenti nel corso dell'anno (vedi news): a gennaio fu il ceo Gerald Levin a rassegnare le dimissioni, imitato dal direttore operativo Robert Pittman l'estate scorsa.
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