Sanremo 2013: considerazioni del mattino dopo (3)

Sanremo 2013: considerazioni del mattino dopo (3)

E venne il giorno dell'indignazione. Finalmente da ieri sera i giornalisti possono esercitarsi nella pratica che a loro piace di più: scandalizzarsi per le scelte dei televotanti, stracciarsi le vesti per la cecità del popolo bue, alzare alti lamenti in difesa dei loro beniamini incompresi.
Che due palle, però. Ormai non cerco nemmeno più di controbattere: tanto lo so come sono fatti, i miei colleghi. Generalizzo, e me ne scuso: anche fra noi c'è qualcuno ancora capace di un pensiero indipendente; ma ce ne stiamo zitti, acquattati dietro i nostri computer, incapaci di riconoscerci e di solidarizzare. Perché, amici, anche fra noi se qualcuno osa accennare timidamente che forse Raphael Gualazzi è un po' sopravvalutato, sussurrare che gli Almamegretta visti qui sono l'ectoplasma di quelli di vent'anni fa (“Figli di Annibale” è del 1992), ipotizzare che fra i vezzi vocali di Malika Ayane e quelli di Marco Mengoni in fondo non ci sia poi così tanta differenza, ecco che immediatamente il poveretto viene guardato con stupore, come uno che stia facendo la pipì in chiesa; e se qualcuno di noi si permette di esprimere una preferenza per – che so – Antonio Maggio anziché per Andrea Nardinocchi viene tacciato di incompetenza o, orrore!, di “avere un gusto da talent show”.
Il fatto è che i giornalisti pensano di avere il monopolio della verità e del buon gusto, e disprezzano chi non si allinea. Non hanno rispetto per la gente – che sarebbe, in fondo, il loro pubblico, la loro platea – e danno per scontato di sapere ciò che è buono e giusto. Anziché scrivere “a me piace questo, ma rispetto quello che piace ad altri pur non condividendolo” (e magari cercare di spiegare ai poveri stupidi che non la pensano come loro le ragioni per le quali dovrebbero o potrebbero cambiare parere: insomma, fare divulgazione e proselitismo) inveiscono contro il cattivo gusto popolare – che è quello di gente che paga gli sms per esprimere le proprie preferenze, mentre noi siamo pagati per esprimere le nostre – e invocano “correttivi”.
Eppure ce l'hanno detto, ieri, che nella stragrande maggioranza dei casi le indicazioni emerse dalle votazioni della sala stampa hanno coinciso con quelle del televoto. E l'abbiamo presa come un'offesa, come un dato inconcepibile. Adesso si aspetta che a salvare la patria arrivino le deliberazioni di una “giuria di qualità” che è certamente composta di persone di qualità ognuna nel proprio campo, ma non certamente da persone di qualità nel campo specifico della musica leggera. Una giuria che, c'è da scommetterlo, cercherà di giustificare la propria esistenza premiando i nomi che “fanno figo”, che “fanno cultura”, che “piacciono alla critica”; dimenticando, come al solito, che le canzoni devono piacere alla gente, non a una élite di maggiorenti presuntuosi.
I Giornalisti con la G maiuscola sono quelli che di Asaf Avidan non si sarebbero mai accorti se non fosse entrato nelle classifiche internazionali e da lì non fosse transitato nella programmazione delle nostre radio commerciali (quelle sulle quali i Giornalisti sputano, salvo andarci a trasmettere dietro compenso); sono quelli che si sdilinquiscono davanti a Antony, perché fa fino e fa colto, ma che da decenni non degnano di attenzione uno come gianCarlo Onorato; sono quelli che se la prendono con i Modà, o con Annalisa, perché piacciono a tanta gente e sono popolari, ed elogiano Marta Sui Tubi (senza rendersi conto che Marta Sui Tubi è la foglia di fico di una commissione selezionatrice che voleva fare fumo sulla presenza in gara di tanti – forse anche troppi – ragazzi che arrivano dai talent).
Uh, come mi arrabbierei, se avessi ancora l'età per arrabbiarmi. Ma sono al mio trentacinquesimo Sanremo consecutivo, e ormai non ne ho più voglia. Anzi, scusate lo sfogo – non lo farò più. (Franco Zanetti)

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.