Si riapre un altro fronte: discografici contro società degli autori

Animi sempre più surriscaldati, sulla scena musicale internazionale, mentre le vendite di dischi non accennano alla minima ripresa.

Tra case discografiche e società degli autori, ad esempio, è ormai guerra aperta: la major musicale leader di mercato, Universal Music, ha sfidato uno status quo consolidato invocando alla Commissione Europea l’annullamento del contratto standard IFPI-BIEM, convenzione internazionale stipulata periodicamente dai rappresentanti mondiali dell’industria discografica e dell’editoria musicale per fissare i cosiddetti diritti fonomeccanici, le royalty percentuali spettanti agli autori dei brani sul prezzo di ogni disco venduto sul mercato. Un prelievo troppo oneroso, sostiene la major musicale, che non tiene conto degli sconti e delle riduzioni concesse ai rivenditori, mina i profitti delle case discografiche e non permette di ridurre i prezzi al pubblico dei CD. .


Accuse senza senso, ha replicato seccamente il BIEM, l’ufficio internazionale che raggruppa le principali società di “collecting” del mondo tra cui l’italiana SIAE.

“La Universal cerca solo di spremere profitti extra proprio da coloro che generano le opere intellettuali che sfrutta”, ha tuonato il presidente dell’organizzazione Cees Vervoord, affidando la sua replica ad un comunicato stampa diramato lunedì 16 settembre. Il BIEM fa dunque argine contro quello che ritiene essere un tentativo strumentale di sottrarre la determinazione dell’equo compenso degli autori alla contrattazione tra le parti per affidarlo ad un arbitro esterno, la Commissione Europea. Se l’iniziativa della Universal dovesse avere successo, sostengono i rappresentanti degli autori, ai creatori delle opere dell’ingegno verrebbe sottratta linfa vitale. E se dovesse venire meno la formula della contrattazione collettiva, aggiungono, ne soffrirebbero anche le piccole etichette e i singoli produttori discografici, che dovrebbero richiedere le licenze di sfruttamento delle opere musicali separatamente a ciascun avente diritto pagando molto di più di quanto succede normalmente oggi. Ma la Universal, per ora, non ha dato segnali di voler fare marcia indietro: la major sostiene che il BIEM abusa illegittimamente della sua posizione dominante impedendo al mercato di funzionare correttamente. Che lo stesso gruppo francese ,Vivendi, stia contemporaneamente anche dall’altra parte della barricata (con Universal Music Publishing, una delle maggiori aziende editoriali del mondo) aggiunge l’ultimo tocco surreale a questo mercato sempre più nervoso e schizofrenico. .

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