Toto-Universal: forse i francesi ci ripensano. Altrimenti è pronto Bronfman

La data fatidica è mercoledì 25 settembre, quando Jean-Renè Fourtou, fresco sostituto (dal luglio scorso, vedi news) di Jean-Marie Messier riunirà il consiglio di amministrazione della multinazionale francese per comunicare le sue proposte a proposito di quali “asset” tenere in portafoglio e quali mettere a disposizione dei migliori offerenti. Fino ad allora ci si dovrà accontentare dei “rumours”, amplificati dalla visita che il chief executive officer Jean-Renè Fourtou ha fatto a fine settimana scorsa ai top manager americani del gruppo.

Venderà, tra le altre cose, la casa discografica Universal (e gli omonimi “studios” cinematografici) come si vocifera da più parti? Fourtou, che a New York ha incontrato i pezzi grossi della major tra cui l'amministratore delegato Doug Morris e Jimmy Iovine, capo della Interscope/Geffen/A&M, non si è naturalmente sbilanciato: anche se i soliti bene informati assicurano che il suo tono è stato rassicurante, e che dalle sue parole sarebbe apparsa evidente la volontà di mantenere un profilo internazionale (e anche americano) all'azienda di origine transalpina.

Nulla di più, per il momento, è dato di sapere, e le soluzioni a disposizione di Fourtou e dei suoi uomini restano molteplici: tenersi la Universal così com'è dopo averne valutato con attenzione punti di forza (una leadership di mercato incontrastata) e di debolezza (le finanze, traballanti come quelle di tutte le grosse case discografiche); cederne una quota minoritaria sul mercato azionario in modo da mantenere il controllo della società e intanto rastrellare un po' del denaro necessario per colmare l'immenso deficit (19 miliardi di dollari); incoraggiare, eventualmente, un “management buy-out” di alcune divisioni; oppure vendere tout court al miglior offerente tra i gruppi concorrenti che dominano attualmente il mercato dell'intrattenimento e della musica. .


Tra i “bookmakers”, intanto, salgono le quotazioni di Edgar Bronfman Jr., il vicepresidente di Vivendi Universal la cui famiglia è il maggior azionista della società (con il 4,9 %): il quotidiano New York Post sostiene che l'imprenditore canadese è assetato di vendetta e voglioso di rivincite, dopo aver perso un'enorme fortuna finanziaria da quando ha ceduto la leadership della società a Vivendi in cambio di sei miliardi e mezzo di dollari in capitale azionario. Sempre secondo la testata americana, che cita una dichiarazione sibillina raccolta da Bronfman (“Sono aperto ad ogni possibilità”), il 47enne magnate starebbe pensando ad una cordata con Barry Diller, oggi numero uno del settore entertainment del gruppo, e con il re delle comunicazioni via cavo John Malone: insieme, i tre avrebbero le risorse necessarie per convincere i francesi a passare la mano su musica e cinema.
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