La 'tassa' sui CD-R: l'on. Folena la critica in Parlamento, l'AFI gli risponde

Si accende come prevedibile la polemica sulle nuove tariffe SIAE che, per compensare autori, artisti e produttori discografici di fronte all'espansione della copia privata e della masterizzazione domestica, faranno presumibilmente lievitare i prezzi al pubblico di CD vergini e masterizzatori .
Le proteste e le preoccupazioni espresse da alcune categorie di consumatori (oltre che, naturalmente, dalle ditte di elettronica di consumo) sono state portate in Parlamento dal deputato dei DS Pietro Folena, il quale ha aspramente criticato la bozza di decreto legislativo con cui il governo Berlusconi e il ministro Giuliano Urbani stanno dando corso alle direttive dell'Unione Europea in materia. La replica dei discografici non si è fatta attendere: questa volta per voce dell'AFI, associazione che raggruppa una fetta della piccola e media industria del settore.
La querelle verte su una sostanziale modifica alle leggi in vigore, che prevederebbe la sostituzione degli attuali compensi a percentuale con una tariffa fissa determinata in funzione della durata o della capacità di memoria del supporto vergine utilizzato per copiare musica o immagini protetti da copyright: 0,56 € sulla vendita di ogni supporto vergine audio dedicato (MiniDisc, CD-R, CD-RW ecc.), 0, 45 €€ per flash memory e cartucce MP3 da 64 megabyte, 0,84 € per ogni supporto non dedicato con 650 megabyte di memoria (è uno dei punti controversi, considerata l'impossibilità di dimostrare che il supporto stesso venga utilizzato per copiare musica o film: i legislatori, nella bozza del testo di legge, replicano di averne tenuto conto nel determinare la tariffa da applicare ad un supporto che consente comunque maggiore spazio di archiviazione), e così via. Solo sugli apparecchi di registrazione si continuerebbe a compensare autori, produttori e interpreti in percentuale sul prezzo di vendita finale: 3 %, ridotto all' 1,5 % nel caso di apparecchi “polifunzionali”, che non servono cioè solo per la duplicazione”).
Ma l'AFI, che ha affidato la sua replica ad un comunicato diramato oggi 16 settembre, non ci sta. “L'on. Folena chiama imposta quello che invece è un adeguamento dell' 'equo compenso' previsto già nel nostro ordinamento dal 1992 , che la SIAE versa a tutti coloro che con il loro lavoro contribuiscono alla creazione di musica e film. Questo compenso ha attualmente una valore irrisorio rispetto al vantaggio che il pubblico e l'industria elettronica ottengono. Non ha nulla a che vedere con la pirateria che è un fenomeno criminale. Non ha nulla a che vedere con le imposte che sono percepite dallo Stato”.
“L'adeguamento – continua l'AFI - è comunque di gran lunga inferiore all'equo compenso per copia privata che artisti, autori, editori e produttori di altri paesi europei come Francia, Germania, Olanda, Spagna da anni percepiscono. In Italia parliamo di una media tra il 500 % e il 1000% in meno. Un attento esame della situazione (da parte dell'on. Folena) avrebbe dovuto evidenziare i privilegi di cui l'industria elettronica in Italia ha goduto per oltre 10 anni e la scarsa incidenza economica dell'equo compenso nei confronti del singolo consumatore”: non tutti gli utenti sono d'accordo (contro il decreto sono partite petizioni popolari via Internet: vedi la news pubblicata da Rockol in data 13 agosto), e il dibattito sembra destinato a riscaldarsi ancora nei prossimi giorni. Cercheremo di tenervi aggiornati sugli sviluppi della vicenda.
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