Jackson Browne: 'La protesta in musica? E' nelle mani dell'hip-hop'

Jackson Browne: 'La protesta in musica? E' nelle mani dell'hip-hop'

Non usa mezzi termini Jackson Browne, oggi a Milano per promuovere il suo nuovo album, "The naked ride home" (in uscita il prossimo 18 ottobre nel nostro paese), nel descrivere il destino della canzone impegnata socialmente; alle numerose domande sulla posizione di molti suoi illustri colleghi circa le bellicose intenzioni del presidente George Bush Jr.

, l'autore di "Running on empty" ammette candidamente: "Valutare la posizione dei miei concittadini in un periodo così delicato è difficile, perché la situazione politica internazionale incide poco sulla 'way of life' che gli americani considerano - troppo spesso a torto - una sicurezza: d'altronde, già in occasione della Guerra del Golfo molti insospettabili esponenti della comunità artistica a stelle e strisce tennero un'inspiegabile linea interventista. Oggi, le canzoni di protesta e di impegno sociale non sono più appannaggio dei cantautori, ma dei rapper, che hanno saputo raccogliere l'eredità rabbiosa del punk. Ma se parliamo della canzone antagonista, posso tranquillamente dire che l'impegno civile in musica sia stato ucciso dalle case discografiche, che badano solamente a confezionare prodotti vendibili senza curarsi minimamente di dare spessore ai dischi che pubblicano: un album non è, a conti fatti, solo un elemento di marketing".


E Browne, che negli ultimi anni pare essersela presa piuttosto comoda (l'ultimo suo lavoro in studio, "Looking east", risale infatti al 1996), lo sa bene: "Non ho avuto nessuna disputa con la mia etichetta: ho avuto dei problemi personali, che mi hanno tenuto discretamente occupato.

Tuttavia, ho impiegato questi anni nel modo migliore, instaurando un rapporto molto affiatato con la band che mi accompagna, in modo da diventare quasi una sorta di 'produttore', più che un artista. Ho infatti lasciato un grande spazio creativo al mio gruppo, che sin dall'inizio ha avuto un approccio molto diretto con i miei brani, tanto da propormi di iniziare 'prima a registrare che a scrivere i pezzi'". In 30 anni di carriera, Browne ha avuto modo di sperimentare, sulla propria pelle, tutti i cambiamenti avvenuti dentro lo studio di registrazione: "Nel realizzare 'The naked ride home' ho cercato di procedere nel modo più tradizionale possibile, in modo da non perdere lo spirito che anima le mie canzoni da trent'anni a questa parte, tuttavia, le nuove tecnologie digitali rendono il lavoro ad un disco molto più facile: per questo ho provato a costruire una sorta di 'ponte' tra gli anni Settanta ed il presente, in modo da sfruttare sia il calore della registrazione sua bobina che la versatilità degli apparecchi digitali". In questo nuovo album spicca una canzone dedicata al regista Sergio Leone, l'inventore mondialmente conosciuto del filone "spaghetti western": "Più che a Leone", confessa Jackson Browne, "nel comporre quella canzone pensavo a Ennio Morricone (compositore di fiducia del cineasta romano), perché spesso, quando suono la chitarra acustica da solo, sento nella mia musica degli echi del maestro italiano. Mi sono concentrato sulla figura di Leone perché, secondo me, la sua carriera può essere intesa come una metafora della nostra vita, soprattutto nei momenti di difficoltà: Leone, infatti, pur non parlando bene l'inglese è riuscito a dirigere magistralmente attori del calibro di Lee Van Cleef o Clint Eastwood, spiegandogli nei minimi dettagli ogni particolare di una scena col suo inglese maccheronico".


L'intervista completa a Jackson Browne verrà pubblicata da prossimamente.
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