Sanremo 2013: considerazioni del mattino dopo la 'prima'

Sanremo 2013: considerazioni del mattino dopo la 'prima'

Di cosa ho sentito la mancanza, ieri sera, in sala stampa, quando ci è stato chiesto di usare un telecomando (“premete il tasto 1 per scegliere la canzone 1, premete il tasto 2 per scegliere la canzone 2” ci istruiva un “tecnico”?). Ho sentito la mancanza del tasto 3: “non mi piace nessuna delle due”.
Non è da mettere in dubbio la mia stima per Mauro Pagani (quella per gli altri incaricati della scelta delle canzoni, invece, sì: nel senso che, tranne Stefano Senardi, non li conosco e non so quali siano le loro competenze specifiche). E lo so, lo so bene che di belle canzoni in giro ce ne sono ben poche, forse pochissime, e non è detto che chi ne ha una se la voglia rischiare a Sanremo. Però, insomma, ieri sera di canzoni che mi abbiano fatto rizzare le orecchie ne ho sentite forse due: “A bocca chiusa” di Daniele Silvestri e – non stupitevi - “E' colpa mia” di Maria Nazionale. La prima per l'intensità, la seconda per la classicità della melodia (ci sarebbe da ragionare sull'interpretazione – oltre che sull'abbigliamento dell'interprete – ma non voglio scendere troppo nei dettagli). Ce n'è una terza, il sorridente scherzo musicale di Lelio Luttazzi (“Dr Jekyll e Mr Hyde”) affidato alla coppia Simona Molinari e Peter Cincotti, ma, mi perdonino i due, sono certo che l'autore ne avrebbe dato una lettura più convincente.
Per il resto, davvero: che noia, che barba, che noia. E come si è rivelato vuoto l'espediente furbesco di mantenere l'eliminazione ma per le canzoni e non per i cantanti... A parte la lungaggine farraginosa del meccanismo, a parte l'interruzione troppo lunga fra le due canzoni dello stesso cantante, il fatto che è apparso evidente che non è possibile per nessuno, nemmeno per chi sia qui ad ascoltare “per mestiere”, affezionarsi abbastanza, al primo ascolto, a una canzone per sentirsi contento se la canzone va avanti o per sentirsi dispiaciuto se invece viene eliminata.
Alla fine, pensateci, quel che è rimasto della prima serata del Festival (parlo di musica, lo sapete che noi qui parliamo solo di musica) sono il “Va' pensiero” di Verdi e un altro – ci piaccia o no – grande classico: “L'italiano” di Toto Cutugno. Che sarà anche (e lo è) una riscrittura tre anni dopo di “Il tempo se ne va”, ma è entrata nella memoria popolare. Che è quello che ogni autore di canzoni dovrebbe desiderare per le sue creazioni. (fz)

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