Spotify, il debutto in Italia in coincidenza di Sanremo: 'E' il momento giusto'

Spotify, il debutto in Italia in coincidenza di Sanremo: 'E' il momento giusto'

La scelta di tempo è perfetta, la strategia di marketing applicata come da manuale: l'attesa ora X di Spotify in Italia scatta oggi, 12 febbraio (con una playlist di benvenuto intitolata "Ciao Italia!"), in coincidenza con l'inizio della più importante, chiacchierata e seguita manifestazione musicale dell'anno, il Festival di Sanremo. Eppure, assicura la giovane responsabile nazionale Veronica Diquattro, si tratta di una coincidenza. "Tanto è vero", spiega, "che il servizio viene lanciato lo stesso giorno anche in Polonia e in Portogallo, portando le presenze a venti nazioni. Siccome la data corrisponde con l'inizio del Festival non potevamo lasciarci scappare l'occasione: ma le partnership che abbiamo siglato per il lancio sono con le case discografiche, non con l'organizzazione della manifestazione". Grazie agli accordi firmati con le major, Spotify si è assicurata un'esclusiva streaming temporanea (da due a quattro giorni) su canzoni (e in alcuni casi interi album) di Max Gazzè, Andrea Nardinocchi e Irene Ghiotto (EMI), Marco Mengoni, Chiara, Daniele Silvestri, Simone Cristicchi e Elio e le Storie Tese (Sony Music), Simona Molinari, Annalisa e Rubino (Warner Music), Almamegretta, Il Cile, Antonio Maggio (Universal) e Marta Sui Tubi (BMG Rights/Universal). "A Sanremo", aggiunge la responsabile del mercato italiano, "avremo anche una nostra postazione: l'idea è di coinvolgere gli artisti, fargli provare il servizio, fargli capire come usare Spotify. Insomma, fare un po' di attività informativa ed educational". Nella speranza che gruppi e cantanti diventino spontaneamente testimonial del servizio (all'estero ci sono esempi illustri: Barack Obama su tutti), soprattutto una volta che - a partire dai prossimi mesi - sulla piattaforma verrà implementata la nuova funzione "Follow". Quest'ultima, spiega DiQuattro, "consente di seguire le attività sulla piattaforma non solo degli amici di Facebook ma anche di artisti, celebrità e personaggi del mondo dello spettacolo, ascoltare i loro suggerimenti musicali e le loro playlist. In seguito implementeremo un'altra opzione, 'Discover': una funzione che elabora raccomandazioni di brani, liste di canzoni e artisti non solo in base agli ascolti precedenti ma anche in funzione dei gusti delle persone che si seguono sulla piattaforma".

Spotify, che consente da tempo la condivisione di playlist via Facebook, Twitter, blog ed e-mail, diventa dunque sempre più social. E con un'offerta ovviamente ritagliata anche sul "locale", in termini di repertorio (già siglati accordi con aggregatori ed etichette indipendenti come Sugar, Made in Etaly e Pirames International mentre con altre indie, come Carosello, gli accordi risalgono già a due anni fa), di partnership pubblicitarie (i primi inserzionisti italiani sono Alfa Romeo, Disaronno, Beck's, Red Bull e Puma) e di applicazioni: oltre a quella sviluppata da Rockol ci sono Soundrop (per chattare durante l'ascolto delle playlist condivise) e MusixMatch (per ascoltare le canzoni di Sanremo leggendone i testi).

"Coperta" l'attualità con Sanremo i "buchi" dello sterminato catalogo, oltre 20 milioni di brani, stanno semmai altrove, in nomi leggendari come quelli di Beatles, Led Zeppelin, Pink Floyd, AC/DC, accomunati sinora dal rifiuto dello streaming. "Siamo sicuri che arriveranno anche loro. Prima del 6 dicembre scorso non c'erano neanche i Metallica, che ora hanno licenziato l'intero catalogo. Il nostro è un servizio nuovo, abbiamo iniziato solo nel 2008, e gli artisti vanno correttamente informati. Alcuni, come Taylor Swift, non hanno finora concesso le liberatorie per motivi economici, altri puntano a massimizzare le vendite garantendo una 'finestra' temporale ai negozi prima di rendere disponibile il prodotto in streaming. Eppure l'esperienza di artisti come Mumford & Sons sembra dimostrare il contrario: il loro 'Babel' (album dell'anno per la giuria dei Grammy) ha totalizzato un numero record di stream su Spotify e al tempo stesso ha venduto 600 mila copie negli Stati Uniti in una sola settimana diventando immediatamente un best seller". Niente "cannibalizzazione", allora? "Il mercato 'fisico' era in calo già prima che Spotify debuttasse sul mercato. E il nostro target principale non sono gli acquirenti di musica ma coloro che prima del nostro arrivo consumavano musica in rete illegalmente. Spotify sposta nell'area della legalità una fetta della pirateria, e lo dimostra quanto è avvenuto in Svezia ".

In Italia, dati di queste ultime ore, il fatturato dello streaming è cresciuto nel 2012 del 77 per cento (8 milioni di euro di incasso). Ma al di là dei servizi specializzati come Deezer c'è un concorrente temibile, per quanto "spurio": YouTube..."Certo. Ma noi riteniamo di avere dei punti di forza: la qualità della riproduzione audio, dell'interfaccia e dell'applicazione mobile, la rapidità di accesso anche via cellulare e in modalità offline, la facilità d'uso di una piattaforma semplice e intuitiva. E poi la possibilità di scoprire nuova musica non solo attraverso i social media ma anche grazie alle radio tematiche organizzate per artisti e generi musicali o alle applicazioni che forniscono contenuti aggiuntivi, anche editoriali. Spotify offre un'esperienza a tutto tondo. Semplice, gratuita e accessibile a tutti".

Come negli altri mercati in cui la piattaforma è già operativa, l'offerta si articola infatti in tre diverse opzioni: gratuita, "unlimited" (fruibile atttaverso il desktop del computer senza interruzioni pubblicitarie) a 4,99 euro al mese e "premium" a 9,99 euro per l'accesso via tablet o smartphone oltre che dal pc, e anche in modalità offline. "La mission", spiega Diquattro, "consiste nel cercare di acquisire il maggior numero di utenti a pagamento attraverso l'offerta <>freemium e la prova gratuita della piattaforma. Il tasso di penetrazione dei dispositivi mobili in Italia può sicuramente venirci in aiuto".

A dispetto della lunga attesa di un servizio già presente in mercati non più evoluti del nostro..."Anche questo ci fa gioco, si è creata un'aspettativa e crediamo di arrivare nel momento giusto. Ora si tratta di fare comunicazione sul brand, di educare alla conoscenza di un prodotto che deve essere reso comprensibile ai consumatori, e poi di cavalcare le modalità di fruizione della musica che sono peculiari dell'Italia. Siamo certi che avremo una risposta positiva, come è avvenuto finora in tutti i Paesi". Nonostante le polemiche di chi - etichette, manager, artisti - considera il modello di business di Spotify ancora poco lucrativo. "Siamo arrivati a venti milioni di utenti attivi, cinque milioni dei quali paganti: un anno fa eravamo esattamente a metà. E questa crescita esponenziale ci sta portando nella direzione giusta. Lo scorso dicembre il nostro amministratore delegato Daniel Ek ha rivelato che Spotify aveva già pagato cinquecento milioni di dollari alle case discografiche. Qualche giorno fa ha spiegato che la stessa cifra verrà versata per il solo 2012. Non ci aspettiamo di andare subito in attivo, siamo ancora una start up. Dobbiamo prima strutturarci e investire molto nella crescita, lanciando il servizio nel maggior numero di Paesi possibile. E' quello che stiamo facendo: ma i numeri dimostrano già che il nostro modello di business è sostenibile anche per le case discografiche".

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