Mercato 2012: digitale e diritti (45 %) si avvicinano al 'fisico' (55 %)

Mercato 2012: digitale e diritti (45 %) si avvicinano al 'fisico' (55 %)

Quarantacinque a cinquantacinque (per cento). Il momento dell'affiancamento, e poi del sorpasso, del "nuovo" mercato musicale (digitale e gestione dei diritti immateriali) rispetto a quello tradizionale (cd, dvd e vinile) si avvicina anche in Italia: ne danno conto i dati relativi al 2012 raccolti da Deloitte per conto dell'associazione dei discografici FIMI, che calcolano in 150,9 milioni di euro il fatturato complessivo dell'industria. Un giro d'affari che è lo specchio di un mercato sempre più a due facce. In primo luogo quella raggrinzita dei supporti "fisici" (80,2 milioni di euro di sell-in per i cd album, - 22 per cento), con giusto qualche spiraglio di luce per il vinile tornato prepotentemente di moda (+ 46 per cento, ma meno di 2 milioni di euro di fatturato) e per l'e-commerce, Amazon su tutti, che a fronte del calo del 17 per cento dei canali di vendita tradizionali incassa un incremento del 30 per cento trattando oggi il 7 per cento dei dischi venduti in Italia. Dall'altro quella abbastanza rosea del digitale che, grazie anche all'aumento esponenziale dell'offerta (piattaforme di download come Amazon MP3, Google Play, Xbox Music e HP Connected, portali video come Vevo, servizi cloud based), lo scorso anno ha sforato il tetto dei 36 milioni di euro, + 31 per cento rispetto all'anno precedente. E se il download di album e singoli è ormai un settore relativamente consolidato (+ 25 per cento), la crescita più tumultuosa si registra - prima dell'ingresso in campo di Spotify - nel campo dei modelli di fruizione in abbonamento (+ 80 per cento) e in quello dello streaming video su piattafofme come YouTube (8 milioni di euro incassati dalle case discografiche grazie alla pubblicità, + 77 per cento), mentre i proventi diversi (diritti connessi sulla pubblica diffusione di musica registrata, merchandising, sponsorizzazioni) sono cresciuti del 29 per cento

Enzo Mazza, presidente FMI, rimarca che "l'industria discografica ha saputo rispondere alle sfide della tecnologia con importanti partnership e soprattutto si è confrontata con la rivoluzione digitale solo con le proprie forze, senza incentivi, sostegni economici o contributi, arrivando oggi a poter offrire ai consumatori una vasta gamma di alternative per l'accesso legale ad oltre 25 milioni di brani su decine di piattaforme". Un quadro relativamente roseo, ma con un punto interrogativo: "l'Italia ha ottime prospettive di sviluppo" ma, secondo Mazza, "ma molto dipenderà dalla strategia che il prossimo Governo vorrà darsi sull'agenda digitale e sui contenuti online".

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