CD masterizzati: il 'caso' Ringo mette in agitazione il mondo dei dj

CD masterizzati: il 'caso' Ringo mette in agitazione il mondo dei dj
Stabilimenti balneari e discoteche alla moda. Operatori turistici e deejay da copertina, pagati (spesso profumatamente) per animare le serate mondane dei VIP del Belpaese. Dopo i venditori ambulanti e le radio, i raid anti-pirateria orchestrati da FPM e Guardia di Finanza si abbattono sui luoghi e sui protagonisti del “divertimentificio” italico, colpevoli anch’essi di masterizzazione selvaggia in barba ai diritti d’autore.
Le ultime notizie di quello che ormai è un vero e proprio bollettino di guerra arrivano dalla zona di Chieti, dove le Fiamme Gialle hanno denunciato sei gestori di impianti balneari che per i loro juke-box da spiaggia utilizzavano CD masterizzati e privi del bollino SIAE che certifica il pagamento dei diritti d’autore. Tra Vasto e Ortona, i finanzieri del comando di Chieti hanno messo i sigilli a tutti gli apparecchi che diffondevano la musica copiata abusivamente, approfittando dell’occasione per setacciare sul litorale un raccolto abbondante di occhiali, orologi, capi d’abbigliamento, CD audio e da Playstation (un migliaio circa) venduti da ambulanti e tutti rigorosamente “taroccati”.
Ma a suscitare più scalpore, nei giorni scorsi, è stata la notizia che nella rete delle operazioni antipirateria è finito anche un personaggio celebre e teoricamente “insospettabile” come il dj Ringo, già voce storica di Rete 105. A fine agosto, insieme ad un non meglio identificato V.C., collega sassarese di ventisei anni noto per esibirsi spesso al Billionaire di Flavio Briatore, il popolare disc jockey è stato fermato per “accertamenti” al termine di una serata al Parco Chico Mendez di Porto Torres, in Sardegna. Nella borsa dei due dj i finanzieri hanno scovato 26 CD-R privi di bollino SIAE e dunque illegali secondo la legge che protegge il diritto d’autore: tutti sequestrati, insieme con i cachet che i due avevano percepito per l’ora e mezzo di show, 1.400 euro. Ringo, messo sotto torchio per tre ore e mezzo dalla Guardia di Finanza, si è difeso dicendo che i CD sequestrati non erano suoi e che la sua performance al Chico Mendez era in veste di vocalist, e non di disc jockey. Ma intanto rischia fino a sei mesi di carcere e una multa di oltre 15 mila euro, 30 milioni di vecchie lire, così come prevedono le nuove misure antipirateria. E il suo “fermo” ha messo in agitazione l’intero ambiente, dimostrando che la campagna contro i CD masterizzati in discoteca è diventata cosa seria: tanto da convincere numerosi dj a prendere contatti con la Guardia di Finanza per conoscere la normativa in vigore (che molti, evidentemente, colpevolmente ignorano) e a cercare di capire come risolvere i problemi pratici – indubitabili - legati al trasporto in discoteca di decine e decine di vinili (si spera originali) in luogo dei più pratici e piccoli CD.
Il mondo dei deejay, che vive di rapidità e anteprime, di “rough mix” e di pezzi musicali in continua evoluzione, si scontra contro la rigidità – giustamente – ineludibile della legge (il bollino c’è o non c’è, e allora sono guai): doveva succedere. Ma se è giusto punire malcostumi, furberie e violazione di legge, ora urgono soluzioni ragionevoli: e bisognerà magari cercare di distinguere tra chi, nell’ambiente, opera in buona e in cattiva fede.
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