Stone Gossard in Italia con i Brad: 'Una band democratica con un gran cantante'

Stone Gossard in Italia con i Brad: 'Una band democratica con un gran cantante'

Strano ma vero. Nonostante la presenza in formazione di Stone Gossard, chitarrista/regista poco appariscente ma insostituibile degli amatissimi Pearl Jam, i Brad non avevano mai suonato in Europa. Sulla scia di "United we stand", quinto album in vent'anni di una carriera proseguita senza fretta, finalmente l'incantesimo si spezza: il tour è appena partito dall'Inghilterra con due date sold out su tre, e in Italia il quartetto di Seattle sbarcherà a fine mese, il 23 febbraio ai Magazzini Generali di Milano e il 24 al Viper di Firenze. "So che in passato c'erano stati tentativi di organizzare concerti in Europa, ma per qualche motivo non eravamo mai riusciti a metterne insieme abbastanza da giustificare una trasferta", ha raccontato Gossard a Rockol alla vigilia della partenza. "E comunque finalmente succede, e in un momento molto positivo per la band. Stiamo suonando bene, abbiamo cinque album da cui pescare canzoni, siamo in un'ottima disposizione d'animo. Siamo eccitati e speriamo che i nostri show soddisfino tutti".

Che pubblico si aspetta, Stone? "Sicuramente ci saranno tanti fan dei Brad ma anche quelli dei Pearl Jam. Se non avete mai visto i Brad prima d'ora vi consiglio di venire perché Shawn Smith è un cantante fantastico, soprattutto dal vivo. Le sue influenze variano da Prince a Michael Jackson, da Steven Tyler a Elton John. Ha una voce molto espressiva, che spesso si incrina per l'emozione. Ho avuto la fortuna di suonare a fianco dei migliori cantanti del mondo: Shawn, Eddie Vedder e Chris Cornell nei Temple Of The Dog. Nella scena rock nessuno è più fortunato di me!". E' anche un modo per cambiare abito, per sfogare aspetti diversi della sua personalità musicale? "Spetta all'ascoltatore decidere se suono in maniera diversa da una volta all'altra, la sua prospettiva probabilmente è migliore della mia...Ogni volta che suoni con qualcuno esprimi qualcosa di diverso. Ci sono ovviamente delle differenze tra Brad e Pearl Jam, a cominciare dalla musica che ascoltano i membri delle due band e dalle loro influenze stilistiche. Ma in fondo neanche troppe: entrambe le band amano le canzoni rock, le ballate e i groove. Forse nei Brad ho qualche possibilità in più di esprimermi come chitarrista solista". Anche le pressioni saranno differenti...." "Sinceramente non sento particolari pressioni se non quella di fare le cose per bene. Ogni mattina mi sveglio con qualche canzone in testa. E se sto lavorando a un disco penso a un arrangiamento che sia efficace o a come scrivere una parte funzionale a un pezzo scritto da qualcun altro...Mi sforzo continuamente di fare il meglio ma non sento di avere nulla da provare a nessuno. A volte la cosa migliore è fare le cose nel modo più semplice, mantenere un atteggiamento quasi infantile: è il sistema più efficace per rilasciare la tensione e permettere a ogni canzone di trovare la sua strada.

Una cosa è certa: i Brad, per Gossard, sono sempre meno un diversivo una tantum. "Siamo una band a pieno servizio, non ci siamo mai sciolti. Siamo in giro da vent'anni....Con Regan (Hagar, il batterista) suoniamo insieme dal 1983. Credo di averlo incontrato prima di Jeff Ament, che è stato il mio primo collaboratore musicale. Insomma, abbiamo una bella storia alle spalle e credo che continueremo a far dischi finché ne avremo la possibilità. Nei prossimi due anni avremo la chance di avere ancora più successo, credo, perché Shawn non è solo un grande cantante ma anche un ottimo autore. Basta ascoltare una canzone come 'Needle and thread' dall'ultimo disco per rendersi conto delle sue capacità, della semplicità del suo approccio e della sua potenza emotiva. in 'United we stand' ci sono canzoni, come quella, che lui ha scritto da cima a fondo suonando anche batteria, basso e chitarra, e in cui io mi sono limitato a una piccola parte solista. E altre che abbiamo composto tutti insieme, ritrovandoci tutti nella stessa stanza e ispirandoci a vicenda. I Brad, come i Pearl Jam, sono band democratiche nel senso che nessuno può aspettarsi di fare le cose a modo suo senza l'appoggio degli altri, anche se Eddie nei PJ esercita una notevole influenza ed è un leader, e nei Brad nulla succede senza il benestare di Shawn. Bisogna comprendere i propri punti di forza e le proprie debolezze e fidarsi dei propri leader. Insomma: si tratta di democrazia ma non di comunismo!".

Come il gruppo di Vedder & C, anche i Brad, inizialmente sotto contratto con la Epic/Sony Music, oggi hanno scelto la strada indipendente firmando un contratto con la Razor & Tie. "Nessuno, neanche chi decide di fare le cose da sé, può sopravvivere senza aiuti esterni", spiega Gossard. "E nei Brad nessuno vuole prendersi la briga di preoccuparsi della stampa dei dischi o della gestione del sito Web...I Pearl Jam continuano a far uscire dischi con Universal ma sulla base di contratti a più breve termine: oggi i contratti sono molto diversi da quel che erano nei primi anni Novanta, quando le case discografiche ti volevano vincolare per sette album. Attualmente i PJ negoziano contratti per uno o due album appena, il che ci permette di mantenere un maggior controllo. Credo che i Brad faranno lo stesso: è meglio per i gruppi e per la musica in generale, avere relazioni meno durature e più trasparenti".

E concentrarsi sulle cose essenziali. Songwriting, dischi, concerti. "Ci sono sempre nuove canzoni in cantiere, visto che sia io che Shawn amiamo scrivere. Alcune provengono dalle sedute di registrazione di 'United we stand' e non sono state ancora pubblicate....e ce ne sono due o tre che ho scritto e che devo ancora presentare al resto del gruppo". Qualcuna, magari, affiorerà nelle scalette del prossimo tour, accanto a cover come "Don't cry" di Neil Young.





"Amo fare quella canzone e spero ci sia la possibilità di eseguirla in Europa. Sicuramente suoneremo almeno due o tre cover a serata. Non vedo l'ora di incontrare i New Killer Shoes, la band che aprirà i nostri concerti e che è stata scelta dal nostro webmaster: mi fido di lui. E non vedo l'ora di tornare in Italia, il ground zero della cultura occidentale e un posto che ha sempre dimostrato un enorme affetto per i Pearl Jam e i nostri progetti collaterali". A proposito: a Rolling Stone Eddie Vedder ha dichiarato che il lavoro sul nuovo album è a metà strada... "E' così, e credo che nei prossimi quattro o cinque mesi continueremo a lavorarci su. Non so dirti una data precisa, ma se tutto va come deve andare avremo un nuovo disco dei Pearl Jam tra nove mesi o un anno".

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