La vita su altri pianeti secondo i Supergrass

Mickey Quinn e Rob Coombes, bassista e tastierista dei Supergrass, guardano di traverso le loro dolci metà, il cantante Gaz Coombes e il batterista Danny Goffey, seduti a un tavolo vicino. Per l'inizio di una giornata afosa e senza sole di un'estate mai cominciata, però, per i Supergrass non c'è tempo per “farsi un giro nella bella Italia”. Oggi, venerdì 6 settembre, il gruppo più scanzonato di Oxford è attorniato dai giornalisti, con la tipica espressione di chi non vede l'ora di mettere la testa fuori dall'hotel, e magari fare un salto in quel pub vicino che tanto ricorda quelli nostrani di casa. “Veramente ci siamo appena svegliati”, riferisce subito Rob, il fratello di Gaz da poco entrato stabilmente nel gruppo. “Però risponderemo a tutte le tue domande, perché il tuo inglese è eccellente”. Rassicurati dal complimento, ricambiamo dicendo che “Life on other planets” è un disco elettrizzante e che probabilmente non è un caso che la redazione di Mojo, il prestigioso mensile inglese di “oldies” e dintorni, abbia pensato lo stesso quando l'ha eletto disco del mese. “Non so se sia una cosa così positiva”, puntualizza, con fare garbato, il gentile Mickey, “perché sono solo parole. Come hai detto, Mojo è una rivista dedicata soprattutto alla musica del passato, e tutti i riferimenti che sono stati fatti, che i giornalisti hanno pensato di sentire, sono solo dei nomi. Dare indicazioni di come suona un disco è giusto, ma da un lato è anche lesivo per la musica stessa”. Mickey e Rob si guardano negli occhi, fissano la fotocopia della recensione con fare inquisitorio, e tornano a osservarti, con un mezzo ghigno in faccia. “Personalmente amo il mio lavoro, e sono molto attaccato ai dischi del gruppo. Di conseguenza, a vederli spogliati così, trasformati in una lista di nomi dove l'essenza delle canzoni non viene davvero colta, mi dispiace un po'. Ma capisco quanto possa essere difficile mettere sulla carta ciò che si ascolta e si prova quando ci si appresta a recensire un album”. “Life on other planets”, composto in una villa sulle colline del sud della Francia, è molto diverso dal precedente “Supergrass”. Sarà stata l'atmosfera, sarà stato il sole, probabilmente sarà anche colpa del vino e del cibo. “Siamo stati in Francia quattro settimane e molte delle canzoni sono state composte davanti a scenari naturali meravigliosi. Certamente, poi, il buon vino ha aiutato. Abbiamo scritto almeno cento canzoni. Per dirla in una sola parola, eravamo soliti divertirci…”. Ridono di gusto con gli occhi strizzati dalla malizia, quasi volessero farti capire che se da un lato la vita delle rockstar non gli interessa, dall'altro sanno altrettanto bene come godersela. Ma non erano forse stanchi di essere considerati degli allegri casinisti? “A volte, dobbiamo ammetterlo, è fastidioso, ma la sindrome di 'Alright' è ormai passata, almeno crediamo”, confermano entrambi Mickey e Rob. “L'importante comunque è andare avanti. Siamo tutti grandi fan degli Air, e ci piace molto Beck. Così abbiamo pensato a Tony Hoffer per produrre 'Life on other planets'. Non per questo, però, il lavoro è stato più semplice. Non so dire con precisione se Tony sia riuscito a catturare il suono dei Supergrass. Sì e no al tempo stesso. Sicuramente ha portato qualcosa che prima mancava al gruppo”. Il resoconto completo dell'intervista ai Supergrass verrà pubblicato prossimamente da Rockol.
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