Mercato musicale, anche gli inglesi soffrono

Saranno state le pessime condizioni climatiche, le distrazioni causate dalla Coppa del mondo di calcio o le attenzioni che i media hanno rivolto alle celebrazioni del Giubileo della regina, come subito si sono affrettati a spiegare discografici e commercianti: fatto sta che anche l’industria discografica britannica, fino a ieri isola felice in un mercato discografico globalizzato sotto il segno della recessione, ha dovuto chinare la testa e ingoiare la pillola amara di una pesante flessione delle vendite nel periodo compreso tra l’aprile e il giugno scorso.

I dati ufficiali appena diffusi dall’associazione di categoria BPI (British Phonographic Industry) bastano e avanzano a mettere di malumore gli addetti ai lavori britannici: fatturato in caduta libera del 15,4 % (a 215,3 milioni di sterline, 336,8 milioni di €), vendite di album e singoli in calo tra l’11 e il 12 %, a 41 e 13 milioni di pezzi rispettivamente. I best seller di stagione, previsti (come “The Eminem show”) e meno attesi (il remix dance di “A little less conversation” di Elvis Presley ad opera del dj JXL) non sono stati sufficienti a dare una piega diversa al trimestre, soprattutto in confronto all’anno scorso quando a trainare le vendite fu l’ennesimo volume della compilation “Now”, raccolta periodica degli hits del momento dal successo apparentemente intramontabile.

I portavoce della BPI invitano alla calma e all’ottimismo, annunciando che a dispetto del passo indietro le proiezioni per l’anno intero (che parlano di 220 milioni di album venduti) indicano ancora un trend di lieve crescita per il settore.

Ma intanto anche tra gli addetti ai lavori britannici, abituati a guardare con distacco e una malcelata aria di superiorità al resto d’Europa, comincia a serpeggiare un clima di sfiducia. Ne è indizio significativo la forte riduzione della spesa pubblicitaria delle case discografiche, scesa del 28 % nel secondo trimestre rispetto al primo trimestre dell’anno, mentre ancora più drastico (- 33 %) è il calo degli investimenti in spot televisivi: tutto il mondo è paese, quando il clima generale invita alla prudenza e a tenere sotto controllo il portafogli. .

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