NEWS   |   Industria / 20/08/2002

Previsioni di boom per la musica on-line. Ma qualcuno dissente

Previsioni di boom per la musica on-line. Ma qualcuno dissente
Si avvicina l’età dell’oro per la musica on-line? La società di ricerche Forrester Research è convinta di sì: entro il 2007, sostiene un nuovo studio pubblicato dal quotato istituto, etichette discografiche, editori, autori, artisti, commercianti e consumatori di musica avranno sistemato le divergenze che ancora li dividono e il mercato della musica digitale raggiungerà i 2 miliardi di dollari di giro d’affari (un sesto, all’incirca, dell’attuale fatturato discografico USA). Secondo le previsioni di Forrester, il 2005 sarà il punto di svolta in questo scenario: l’anno in cui case discografiche e artisti cominceranno a mettere a disposizione per il consumo in rete una fetta sostanziosa dei loro cataloghi imprimendo un forte impulso al mercato dei downloading legali e a pagamento. E il nuovo modello di business recherà benefici a tutti gli attori in gioco: anche ai rivenditori tradizionali, sostiene Forrester, perché è ormai dimostrato che gli utenti forti di musica digitale e di download sono anche assidui acquirenti di CD nei negozi, senza tener conto del fatto che i retailer tradizionali possono riciclarsi con successo in protagonisti della distribuzione on-line.
Tutto bene, dunque? Forse. Ma qualcuno, come il sito HITS Dailydouble, espressione non allineata del mondo discografico USA, esprime forti dubbi sulla fondatezza di simili previsioni. “L’avventato ragionamento che sta dietro alle predizioni di Forrester”, ha scritto Simon Glickman in un interessante editoriale di mercoledì 14 agosto, “riporta alla memoria i grandi ‘merger’ degli ultimi anni nel settore dei media. Le sinergie sono convenienti per tutti! I consumatori desiderano un accesso facile e integrato a tutti media! L’integrazione verticale taglierà i costi fissi e incrementerà gli introiti! Equazioni del genere – conclude Glickman – funzionano sulla carta precisamente perché sono libere dagli scontri di cultura, di ego e di interessi che si verificano quando industrie preesistenti si sentono minacciate da realtà emergenti. Mescolate queste complessità con la grottesca supervalutazione dei new media e avrete la ricetta per il disastro”. Troppo catastrofico? Può darsi. Ma vedendo come è andata a finire, con le promesse delle mega-fusioni trasversali e delle sinergie multimediali...