USA, 19 deputati propongono di arrestare chi scarica musica illegalmente

Tutti d’accordo, democratici e repubblicani, sulla collina del Campidoglio: il file sharing illegale di musica e film va fermato punendo severamente non solo i promotori ma anche gli utenti dei sistemi peer-to-peer fuorilegge.

Se la missiva che 19 deputati statunitensi hanno indirizzato al ministro della giustizia USA John Ashcroft avrà un seguito, chi scarica musica o altro materiale protetto da copyright da siti come Morpheus e KaZaA rischierà d’ora in poi la galera. L’appello dei legislatori americani, destinato ad innescare ulteriori dibattiti e polemiche tra chi si batte per la tutela del diritto d’autore e chi propugna la libera circolazione delle idee e delle merci su Internet, invita infatti il dipartimento di giustizia a destinare più risorse alle attività di “polizia” on-line e alla repressione di chi, in qualità di fornitore o di semplice consumatore, alimenta i siti illegali di condivisione dei file, sottolineando che il “furto on-line delle opere creative della nazione è una minaccia crescente alla cultura e all’economia” degli Stati Uniti.

L’iniziativa dei parlamentari USA sottolinea una volta di più un fenomeno enorme portata (se è vero che software come KaZaA, che consentono lo scambio in rete di interi film e non solo di brani musicali, vengono oggi scaricati al ritmo di 100 milioni di volte in una sola settimana), ma anche la difficoltà di trovare soluzioni sensate e ragionevoli al problema: tra cui difficilmente rientra, secondo molti osservatori, l’ipotesi di pesanti deterrenti penali a carico dei singoli consumatori; anche se, ad onore del vero, il portavoce di uno dei firmatari dell’appello, il deputato repubblicano del Texas Lamar Smith, ha precisato che gli arresti non andrebbero a colpire utenti casuali ma coloro che controllano nodi importanti del traffico smistando con i loro computer grandi quantità di materiale non autorizzato.

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Divergenti, di conseguenza, le reazioni che hanno fatto immediatamente seguito alla notizia: all’entusiasmo dell’associazione dei discografici RIAA, che attribuisce principalmente al file sharing illegale il crollo del mercato discografico, fanno da riscontro le perplessità e i commenti ironici dei promotori delle libertà civili in ambito digitale, i quali replicano che il dipartimento di giustizia dovrebbe avere cose più importanti di cui occuparsi in questo momento che di scovare e colpire i singoli utilizzatori dei sistemi di condivisione dei file. Mentre gli unici a tacere, per il momento, sono proprio loro, i funzionari del governo americano.
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