Confesercenti: 'Per fermare i pirati, bisogna dire no al cartello delle major'

Combattere la pirateria si può: non solo reprimendo con più determinazione il commercio illegale di prodotti musicali, ma anche intervenendo con maggiore convinzione per ridurre il prezzo dei CD (ad esempio tramite l’abbassamento dell’IVA sui prodotti musicali) e svincolare l’offerta dalle “politiche commerciali di cartello” che le major discografiche “continuano ad applicare malgrado gli interventi dell’antitrust”. E’ questa la ricetta che i commercianti associati alla Confesercenti propongono per arginare l’espansione di un business illecito che – secondo le cifre che l’organizzazione ha raccolto dalla Guardia di Finanza – ha fruttato ai contraffattori un giro d’affari di 55 milioni di euro nel corso del 2001.

"La stragrande maggioranza degli acquirenti di CD musicali – fa notare il presidente della Confesercenti Marco Venturi in una nota ripresa dall’Ansa – è rappresentata da giovani tra i 14 ed i 33 anni che spesso hanno difficoltà ad affrontare i costi imposti dalle case discografiche, aggravati per di più da un'IVA al 20% che deve, pertanto, essere drasticamente ridotta”. “Occorre intervenire per liberalizzare il mercato”, ha aggiunto Venturi: “Senza concorrenza è impossibile avere una riduzione dei prezzi adeguata a far ripartire il mercato discografico 'ufficiale'”

L’indagine sulla pirateria diffusa dalla Confesercenti (e che non riguarda solo i prodotti musicali, ma anche videogiochi, film e smart card) ribadisce cifre e realtà già conosciute agli addetti ai lavori (11 milioni di CD e musicassette vendute in Italia nel 2001, vale a dire un disco su cinque, sono di origine illegale; Napoli e Roma restano saldamente in cima alla graduatoria delle città più colpite dal fenomeno, davanti a Pescara, Milano, Caserta, Messina, Bari e Pistoia), ma anche dettagli finora poco noti sulla capillarità dei sistemi di distribuzione illecita.

Dei 400 mila venditori extracomunitari che nei mesi estivi setacciano spiagge e città italiane, sostiene l’associazione di categoria, circa 80 mila sono impegnati attivamente nella vendita abusiva di CD musicali e videogiochi forniti da organizzazioni di stampo criminale: che a dispetto di sequestri ed arresti a ripetizione continuano a prosperare conservando all’Italia un poco invidiabile posto nella Top Five dei maggiori produttori pirata al mondo sulla scia del polo asiatico composto da Taiwan, Hong Kong, Singapore e Macao. .

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