'Passione', Andrea Bocelli canta l'amore 'pop': 'E' la mia collana di ricordi'

'Passione', Andrea Bocelli canta l'amore 'pop': 'E' la mia collana di ricordi'

Quando si dice glocal. Il nuovo album pop di Andrea Bocelli "Passione", che esce (il 29 gennaio) in Italia ma anche in altri 75 Paesi con scalette diverse e edizioni deluxe e superdeluxe arricchite da bonus tracks, parla sei lingue diverse e prima di tornare a casa (a Forte dei Marmi, dove è stato presentato oggi e dove tra le pareti domestiche il cantante toscano ha inciso le sue parti vocali) ha viaggiato per il mondo, tra Londra (scelta per registrare le parti orchestrali) e Los Angeles, sede dei missaggi finali. E' un disco di classici, di evergreen e canzoni d'amore in lingua italiana, spagnola, portoghese, francese e inglese e anche in napoletano scientificamente mirato al mercato internazionale (ovvio, per un artista che ha venduto 80 milioni d copie nel mondo), anche se Andrea racconta che la scelta del repertorio viene da lontano. "Da ragazzo", ricorda, "i miei coetanei mi prendevano in giro e un po' mi emarginavano perché amavo l'opera. Poi, quando arrivò il momento di esibirsi nei primi piano bar, dovetti fare di necessità virtù e mettermi a cantare le canzoni più popolari dell'epoca. Dunque mai scelta è stata facile come in questo disco. Queste sono le canzoni che ho imparato, cantato e amato quando avevo diciotto anni, l'età che ha oggi mio figlio. E questo disco è la mia collana di ricordi, a volte ammantati di romanticismo come spesso avviene con le cose che vengono dal passato. Sono canzoni che ancora commuovono, che toccano l'anima in ogni tempo e sotto ogni cielo. Le canto per farle scoprire ai giovani e alle generazioni che non le ascoltavano da tanto tempo". Tutte famosissime, da "Perfidia" a "Tristeza", da "Sarà settembre" (la "September morn" di Neil Diamond) a "Love me tender" di Elvis, da "Garota de Ipanema" alla "Strangers in the night" resa immortale da Frank Sinatra, da "Malafemmina" a "Roma nun fa la stupida", lungo un asse geografico e temporale che tocca epoche e stili diversi, arricchendosi di duetti da copertina con Nelly Furtado ("Corcovado") e Jennifer Lopez ("Quizás, Quizás, Quizás, cavallo di battaglia di Nat King Cole).  "Corcovado", osserva Bocelli, "è un enorme capolavoro armonico con una melodia apparentemente semplice, poche note ripetute che è difficile rendere interessanti. Nelly è stata una scelta felice, così come Jennifer. La Lopez l'avevo incontrata anni fa negli studi di una televisione tedesca. E' una personalità complessa ma affascinante e di grande ascendente, come ben sa mio figlio che vorrebbe conoscerla a tutti i costi. Alla sua interpretazione ha donato dolcezza e leggerezza, un tocco di straordinaria femminilità". Nessuna interprete vivente, invece, ha potuto reggere il confronto con Edith Piaf, la cui voce affiora nel duetto virtuale de "La vie en rose": "Ho subìto la sua fascinazione fin da ragazzo. Ho sempre amato quel suo vibrato caratteristico, la sua energia e la sua espressività. La tecnologia ha reso possibile l'impossibile, e sono grato a David Foster di avermi dato questa opportunità di omaggiare un'artista ingiustamente dimenticata: anche questa idea, come quella di farmi duettare con la Lopez e la Furtado, è farina del suo sacco".

Il Re Mida del pop americano aveva già lavorato nel 2006 con Bocelli per "Amore", un'altra raccolta a tema, ed è tornato sul luogo del delitto. In senso letterale, raccontano i discografici di Andrea Filippo Sugar e Caterina Caselli, dal momento che è venuto tre volte a casa Bocelli. Che lo considera "il più grande orchestratore del mondo, oltre a una persona di una simpatia travolgente e di un entusiasmo contagioso. Quando è venuto qui da me, chiudevamo le giornate di lavoro suonando per divertimento. Io al pianoforte, lui alla tromba o alla batteria. Io, come sapete, sono un po' ingessato, sempre serioso. Mi sarei trovato a mio agio nell'Ottocento tra Verdi e Puccini, Zandonai e Leoncavallo. Lui invece mi fa ridere e sorridere, e questo ha un impatto sulle registrazioni che facciamo insieme. E' molto pignolo sulla pronuncia americana, ma mi diverte un mondo e mi rende più sciolto". Non che lui non ci abbia messo del suo, ovviamente: "La tecnologia digitale, finalmente, permette di ottenere suoni più caldi e la mia volontà è stata quella di non stravolgere le interpretazioni originali aggiungendo però qualcosa di nuovo". Anche attraverso l'inclusione di brani pressoché sconosciuti all'estero come "Era già tutto previsto" di Riccardo Cocciante e "Champagne" di Peppino Di Capri ("non ho resistito alla tentazione: nel mondo li accoglieranno quasi come inediti, sono curioso di sapere quale sarà la reazione") e classici napoletani come "Anema e core" e "Malafemmena" di Totò/Antonio De Curtis. ""Prima o poi", anticipa, "dovrò fare un disco di canzoni napoletane. Consapevole che la tradizione partenopea richiede un approccio diverso dal pop, così come l'opera. Ai tempi di Beniamino Gigli pop e lirica erano due generi più simili tra loro, oggi sono quasi due lingue diverse".

Anche su quel fronte Bocelli non si ferma, e dopo avere registrato il "Romeo e Giulietta" di Gounod al Teatro Carlo Felice di Genova ha in programma di incidere, in agosto e sempre nel capoluogo ligure, la "Manon Lescaut" di Puccini. Fatte le prove generali del nuovo disco a Portofino l'estate scorsa con uno special per la tv americana PBS che dovrebbe trovare posto prossimamente in qualche palinsesto italiano (e magari anche su Dvd), intanto, non esclude di lanciarsi in futuro in un altro capitolo dedicato alle canzoni d'amore. "L'unica difficoltà", scherza, "sarà quella di trovare un titolo diverso e altrettanto accattivante, dopo 'Amore' e 'Passione', perché di canzoni d'amore belle e dimenticate è pieno il mondo'". Sarà magari l'occasione di qualche altro duetto. "Una volta Barbra Streisand mi ha suonato il campanello di casa", ricorda. "Né quella volta né in un'occasione successiva siamo riusciti a fare qualcosa insieme. Non c'è il due senza il tre, dicono, ma io ci riproverò".

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