Universal contrattacca: 'Prezzi troppo alti? E' colpa di autori e editori'

Tartassate dalla crisi dei consumi e dalle critiche che l'opinione pubblica fa loro piovere addosso con regolarità, le case discografiche si ingegnano ad escogitare nuove soluzioni per abbassare i prezzi dei CD senza intaccare più di tanto le quote di loro pertinenza. E così, dopo aver invocato a gran voce la riduzione dell'IVA sui dischi, tormentone degli ultimi anni, dirottano il fuoco incrociato di cui sono vittime predestinate su un nuovo bersaglio: il BIEM, l'organizzazione internazionale che contratta con l'industria discografica le percentuali spettanti agli autori e agli editori dei brani pubblicati per ogni supporto musicale venduto nei negozi.
Sono loro gli esosi, e tra i principali responsabili del caro CD che danneggia non solo i consumatori ma le stesse case discografiche, sostengono i discografici. O almeno questa è l'opinione della leader di mercato Universal che, secondo quanto riporta l'autorevole Wall Street Journal, ha portato formalmente il caso dinnanzi all'Unione Europea invocando la fine di quello che descrive come un monopolio di fatto deleterio per il mercato: i dirigenti della major sostengono che non è giusto che la contrattazione sulle royalty sia delegata in toto ad un'organizzazione internazionale a cui fanno capo 38 società di rappresentanza degli autori ed editori (compresa la nostra SIAE), né che sia la sola industria discografica a sobbarcarsi i rischi di impresa mentre la categoria dei compositori rimane garantita nei suoi guadagni (circa 600 milioni di € all'anno in Europa) anche quando vendite e prezzi dei dischi declinano.
Come ha subito voluto precisare l'IFPI, la Universal agisce per ora a titolo personale: ma il resto dell'industria non la deve pensare troppo diversamente se l'accordo quadro internazionale tra la stessa federazione internazionale dei discografici e il BIEM, che fissa al 9,01 % del prezzo di listino la royalty spettante ad autori ed editori su ogni disco venduto, non è stato ancora rinnovato dopo l'ultima scadenza nel giugno di due anni fa.
Chiamato in causa, il BIEM per il momento preferisce tacere. Né sono più ciarlieri i funzionari dell'Unione Europea, i quali confermano di avere ricevuto la protesta formale di Universal ma non si sbilanciano sull'eventuale apertura di un'inchiesta. Ma l'episodio, al di là di quelli che saranno i suoi esiti, resta indicativo e segnala, dopo le baruffe di questi mesi tra artisti e case discografiche (vedi news) il crescente nervosismo che serpeggia nell'ambiente e gli addetti ai lavori. Se, a dispetto delle ripetute invocazioni alla “solidarietà” ricominciano a litigare, e più forte di prima, proprio quelli che dovrebbero remare nella stessa direzione (e che spesso, ironicamente, fanno capo agli stessi gruppi multinazionali) magari significa che la situazione sta davvero precipitando e che qualcuno sta perdendo la testa…
Dall'archivio di Rockol - Music Biz Cafe, parla Ghemon
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