Sequestri ai deejay: suonano CD pirata in discoteca

Anche i deejay piratano i dischi scippando artisti, autori e case discografiche dei loro sacrosanti diritti? Non tutti, naturalmente, in una categoria che vanta in Italia diverse migliaia di praticanti, tra professionisti ed appassionati di livello amatoriale. Ma secondo le etichette specializzate, la federazione antipirateria FPM e la Guardia di Finanza anche tra gli idoli dei frequentatori delle discoteche (e tra i gestori di bar e locali pubblici) è sempre più invalsa la pratica di procurarsi musica copiata in luogo di quella originale: materiale scaricato illegalmente da Internet, masterizzato personalmente o magari procurato sottobanco da qualche negozio compiacente che cerca così di arrotondare le entrate.
Di qui l'ondata di appostamenti e di sequestri che da qualche settimana sta mettendo in agitazione il mondo delle discoteche nazionali: hanno cominciato le Fiamme Gialle del Veneto, che la settimana scorsa hanno bloccato tre dj all'uscita di locali notturni del litorale jesolano come il Tamurè e il Cafè Le Blonde sequestrando loro quasi 500 CD masterizzati. Ed ora, dopo analoghi blitz a Marghera e a Milano (al Cafè Solaire) sfociati nella denuncia di altri dj, le operazioni proseguono in tutta Italia, coperte da comprensibile riserbo: non solo nelle discoteche, ma anche presso disco-bar, palestre, villaggi turistici e bar disseminati sulle spiagge italiani dove i CD originali sono quasi scomparsi, rimpiazzati dai “falsi” in formato CD-R.
“E' un fenomeno che dall'inizio dell'anno è raddoppiato in dimensioni”, racconta a Rockol Emilio Lanotte, che con la Level One gestisce una delle maggiori strutture specializzate italiane nella distribuzione di mix in vinile e musica per discoteche. “Oggi – continua Lanotte - capita spesso che si creino dei veri e propri 'pool' tra i dj: il prodotto originale lo compra uno solo, che poi si incarica di farne delle copie per altri dieci colleghi. A rimetterci, naturalmente, siamo noi distributori e le etichette specializzate: le vendite di mix, rispetto all'anno scorso, si sono dimezzate in quantità. Fino a poco tempo fa era nostra abitudine pubblicare un numero limitatissimo di promozionali, i cosiddetti 'white label', per farli circolare tra i dieci-venti dj più influenti d'Italia. Ma oggi questo espediente promozionale sta diventando controproducente: ad un certo punto, nel circuito si infiltra qualcuno che riesce a procurarsi delle copie duplicate e da quel momento il fenomeno si propaga a macchia d'olio”. Il nemico si annida dunque tra i deejay? “Non tanto tra i professionisti”, risponde Lanotte, “quanto tra gli impiegati che il venerdì sera si tolgono la cravatta, escono di casa con i loro 200 CD masterizzati e si mettono a suonarli nelle migliaia di disco-bar e villaggi turistici che popolano la penisola”.
Non solo tra di loro, però: secondo Giacomo Maiolini, presidente della Time Records e un altro dei principali fautori dell'iniziativa della FPM, “oltre ai dj che spesso si riforniscono da soli su Internet ci sono anche i piccoli negozi, che duplicano i CD falsi per poi rivenderli (e sembra infatti che anche un punto vendita di Bergamo sia già finito nella rete della Finanza… ).Con un mercato ridotto ai minimi termini come quello di oggi questa situazione è diventata intollerabile. I danni sono ingenti e bisogna dare un giro di vite”.
Per quanto generalmente assolti dalle case discografiche, i “top deejay” non sono tutti disposti a sposarne la linea di pensiero. “Fermo restando che è sacrosanto combattere ogni forma di pirateria a me sembra che si stia esagerando”, ci ha detto Marco Biondi di Radio Italia Network, raggiunto telefonicamente a Ibiza. “Molti deejay professionisti masterizzano i vinili su CD per una semplice questione di comodità e di resa sonora. E allora non mi sembra giusto colpevolizzare loro o chi opera come 'resident' in un locale, visto che siamo rimasti tra i pochi al mondo che i dischi se li vanno a comprare. In altri casi, sono le etichette discografiche a fornirci gratuitamente il materiale, dato che è loro interesse assicurarsi la promozione che garantisce l'appoggio di un dj conosciuto. La pirateria la fanno altri: il deejay solitamente ne è una vittima, perché nel 90 % dei casi è anche un produttore”. Cosicché le etichette del settore si trovano di fronte ad un rebus di non facilissima soluzione: bloccare un fenomeno montante (e preoccupante) stando attente a non irritare con interventi alla cieca gli influentissimi taste maker che decidono quale musica si ascolta sui dancefloor.
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