'Caso' Music Control, il promoter Stanzani scrive a Rockol

Chiudiamo, per il momento almeno, il nostro approfondimento “a puntate” sull'argomento Music Control tornando al punto di partenza: e cioè alle dichiarazioni di Marco Stanzani, il promoter indipendente che per primo ha sollevato pubblicamente il velo sulle implicazioni, non tutte positive, che il popolare sistema di rilevazione dell' 'airplay' radiofonico ha assunto nei confronti degli operatori del mercato discografico. Per ribadire ed articolare i pensieri e i concetti espressi nell'intervista che Rockol ha pubblicato all'inizio della scorsa settimana (vedi news), Stanzani ha infatti inviato una lettera alla nostra redazione, che volentieri pubblichiamo di seguito in forma integrale:

“Spett.le Redazione di Rockol, con riferimento alla intervista al sottoscritto apparsa on line su Rockol.it alcuni giorni fa, desidererei aggiungere un paio di 'riflessioni'.
Ormai è opinione comune che le case discografiche non investano più su progetti a lungo termine, preferendo affidarsi ad operazioni "one shot". Volendo giocarci un attimo su, si potrebbe dire che, se in questi giorni uscisse il primo singolo ("Paff boom": sic, ma il titolo esatto è “Paff…bum!”) di un giovane artista che si chiama Lucio Dalla, probabilmente al nostro eroe non verrebbe data la possibilità di continuare a sviluppare la propria carriera e noi non potremmo manco immaginare, così facendo, a quali perle in musica andremmo inconsapevolmente a rinunciare. Se un tipo di Zocca, in provincia di Modena, (un certo Vasco) esordisse oggi sul mercato col suo primo cd single, "Jenny", forse gli verrebbe detto: "Mah, proviamo con un altro singolo e vediamo come va nelle radio".
Nel 90 per cento dei casi, la promozione di un disco pop parte dalla radio. A questa viene spedito un singolo che il programmatore della emittente ascolta e decide se inserirlo in palinsesto o meno a seconda del gradimento o se lo stesso brano corrisponde alle esigenze di target a cui la radio si rivolge. La mia provocazione parte proprio da qui: per quale motivo, se il singolo imposto dalla casa discografica non risulta 'adatto' alla programmazione, debbo pregiudicarmi la programmazione comunque del mio artista in quella radio? Non sarebbe preferibile allora proporre direttamente l'album alle emittenti radiofoniche lasciando che siano loro a decidere quale, tra tutte le tracce che compongono l'opera, sarebbe preferibile cominciare il lavoro? In questa maniera si avrebbe una promozione differenziata di più brani, probabilmente diversi tra loro (ma non è detto), su più radio.
E' evidente che non tutti i potenziali acquirenti di dischi utilizzino il mezzo radio come strumento per avere consigli in tal senso. Ma quelli che lo fanno, cioè quelli che non utilizzano solo la radio come strumento di sottofondo, potrebbero trarne giovamento.
Se noi entriamo in un negozio di dischi scopriamo che esistono le famose colonnette ascolto normalmente impegnate da probabili acquirenti i quali, se noterete, se ne stanno con le cuffie in testa ad ascoltare i brani che compongono la compilation con i 35 successi del momento. Ora, la domanda sorge spontanea: ma se un consumatore di musica, per acquistare una raccolta coi 35 successi del momento, ha bisogno di sentirsela per bene tutta quanta, quante possibilità avremo di vendere un album con 12 canzoni inedite di un artista esordiente? La risposta ahimè pare scontata, tenendo conto del fatto che sempre le famose colonnette ascolto sono un spazio che le case discografiche pagano e non tutte, pare evidente, se lo possono permettere (soprattutto le indies).
Con un ascolto diversificato sul mezzo radiofonico di più brani dello stesso album di un artista, forse si andrebbe ad ovviare a questo passaggio intermedio che pare obbligato. Certo, molti potrebbero obiettare che, così facendo, i programmatori radiofonici diventerebbero una sorta di direttori artistici aggiunti delle case discografiche. Ma forse non è così anche ora? Scagli la prima pietra chi non è andato almeno una volta in visita ai network a fare sentire più brani di un artista per avere consigli dagli operatori radiofonici su quale singolo sarebbe preferibile puntare per iniziare il lancio promozionale di un prodotto discografico. Tecnicamente si dice: 'Ho fatto un check sui network e le indicazioni propendono per il tal brano'
. Secondo un giudizio personale, i problemi nascono con la pubblicazione della classifica del Music Control, assunto ormai da tutti come principale satellite segnalatore dell'arrivo dell'onda anomala. Questa specie di Corano, che completa un servizio davvero utile ai promoter per tenere sotto controllo le programmazioni dei rispettivi artisti, in realtà ha generato davvero parecchia confusione e viene a gran voce utilizzato come termometro per capire o perlomeno percepire quelle che sono le nuove tendenze.
Ma davvero siamo convinti che sia necessaria sezionare la classifica del Music Control per capire quanto la musica d'oltralpe questa estate abbia fatto le scarpe ai Ricky Martin estivi? Siamo davvero convinti che più aumenteremo l'esposizione radiofonica del singolo del tal artista e maggiori saranno le probabilità che avremo di venderne il corrispondente album?
Ormai il successo di un artista si misura più in funzione della propria esposizione radiofonica che non tenendo conto di quelli che sono i dati che io ritengo davvero attendibili: quelli di vendita.
Per questo desidero ringraziare ancora Rock On Line che mi ha permesso di dare voce ad una piccola riflessione e di ampliarla, aprendo, come si suol dire, il dibattito. Spero che questo serva a sensibilizzare tutti gli operatori del settore sulla studio e la sperimentazione di nuove strategie di promozione, che a me pare versino in uno stato catatonico da "bradipo ammalato", facendo salvi tutti gli altri discorsi giustissimi su Iva, prezzi, pirateria e quant'altro. Spero infine che questa sorta di "forum" virtuale possa servire a fare capire meglio, anche a coloro che non vivono con la musica, cosa sia e a che cosa serva il Music Control. Con stima. Marco Stanzani”.


Mi ero ripromesso di non intervenire sul tema Music Control, che Rockol ha esplorato negli ultimi giorni; non tanto per la personale amicizia nei confronti di Patrizia Meazza (che peraltro non farebbe velo ad eventuali critiche allo strumento del quale lei si occupa), quanto per non dare la sensazione che Music Control sia diventato uno dei topic principali di Rockol. Ma alcune conversazioni, anche accese, intercorse con altri addetti ai lavori (altri da quelli che sono intervenuti o che sono stati coinvolti nel dibattito aperto sulle nostre pagine) mi hanno convinto che sia invece opportuno spendere due parole sull'argomento.
Prima di tutto, e per intenderci: l'inchiesta di Rockol non era, e non intendeva essere, un attacco a Music Control. Rockol non ha nessuna ragione e nessun motivo di diretto interesse per attaccare Music Control (né, d'altra parte, per difenderlo). Rockol pubblica ogni settimana, a titolo di pura informazione e curiosità, le prime cinque posizioni del Music Control, oltre alla più alta new entry; lo può fare grazie a un accordo intervenuto con la società che realizza il monitoraggio, e specifica regolarmente che quella “Top Five” è quella che risulta dalle rilevazioni del Music Control. Del quale più di una volta - l'ultima la scorsa settimana, e in maniera più che esaustiva - ha spiegato il funzionamento, evidenziandone il meccanismo.
Fortunatamente, le scelte editoriali e di contenuto di Rockol dipendono esclusivamente dal buon senso del suo direttore: direttore che non sempre è esente dal personalizzare la propria opinione, ma che si fa premura di firmarla e di esserne responsabile. Da quel che sentiamo dire, invece, le scelte editoriali di molte emittenti radiofoniche (e anche di alcune trasmissioni musicali televisive) non sono esenti dal tenere in precisa considerazione le graduatorie risultanti dal monitoraggio di Music Control; e questa “subordinazione” - per non dire sudditanza - fa sì che ci siano parecchie emittenti radiofoniche che sostengono di non essere disponibili a mettere in programmazione certe canzoni se queste non sono già presenti nella graduatoria del Music Control (in altre parole, se non sono già nel palinsesto dei network e delle radio nazionali). A noi questa sembra una situazione tipica da Comma 22 (ricordate il libro? “Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo”); ecco, “chi vuole entrare nella classifica di Music Control deve essere trasmesso dalle radio, ma chi vuole essere trasmesso dalle radio deve entrare nella classifica del Music Control”... o qualcosa del genere.
Per quel che ci importa dello stato dell'industria discografica e della musica in generale nel nostro Paese (e ce ne importa molto, altrimenti non ce la prenderemmo tanto per certe distorsioni del sistema che provocano danni inenarrabili) ci è parso sensato dare spazio e voce ad opinioni controcorrente, nella speranza - in parte delusa - di dare vita a un dibattito. Il dibattito non c'è stato: a dispetto della disponibilità espressa da Rockol, non abbiamo ricevuto contributi e riflessioni né pro né contro le considerazioni esposte dagli addetti ai lavori che abbiamo intervistato. Il che ci pare un pessimo segno: se tutti si lamentano per come vanno le cose, ma nessuno ha voglia di spiegare le proprie ragioni o di avanzare le proprie proposte (paura, ignavia, rassegnazione?), non si vede come e perché le cose possano cambiare, se non in peggio.
(franco zanetti)
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