NEWS   |   Industria / 26/07/2002

FIMI presenta i dati semestrali: la 'spa' dei pirati è sempre leader di mercato

FIMI presenta i dati semestrali: la 'spa' dei pirati è sempre leader di mercato
Non è andata bene, ma poteva andar peggio se non si fossero prese le contromisure adeguate. Così la vedono i discografici della FIMI, che presentando i consuntivi di mercato dei primi sei mesi dell'anno, oggi (venerdì 26 luglio) a Milano, fanno quadrato nel difendere le scelte dell'industria di fronte alla crisi nerissima del settore musicale. Una crisi che, raccontano le cifre assemblate dalla Price WaterhouseCoopers, prosegue imperterrita con una flessione del 9,58 % a valore (fatturato) e del 6,96 % in unità vendute: equivalente ad una perdita secca di 15 milioni di € e di 2 milioni di pezzi venduti rispetto allo stesso periodo del 2001, in linea con i risultati dello scorso anno e con quelli di molti altri mercati europei (rispetto ai quali, bisogna darne atto alla FIMI, l'associazione di categoria italiana si è mossa quest'anno con lodevole anticipo).
Nel buco nero della recessione sprofondano soprattutto le novità discografiche, in picchiata del 17,19 % a valore e del 15,20 % in termini di pezzi venduti, e il mercato dei singoli, giù di un altro 10,70 % (in unità) e vittima predestinata del downloading e del file sharing sempre più frequente tra chi naviga in rete. E nel cahier des doléances dell'industria, elencato dal presidente FIMI Alberto Pojaghi, figurano le titubanze del governo di fronte ad un' “agenda musica” che mette in primo piano le questioni dell'aliquota IVA sui dischi, del sostegno alle esportazioni e degli incentivi all'apertura dei negozi nei centri storici (indagini recenti danno per desaparecidos il 16 % dei rivenditori tradizionali tra il 1999 e il 2001 ). Più, naturalmente, la pirateria: “La società per azioni di maggior successo del settore, con una quota di mercato del 25 %”, sintetizza con amara ironia il direttore generale dell'associazione Enzo Mazza. Le cifre gli danno ragione: il numero di CD contraffatti sequestrati tra gennaio e giugno, un milione e 100 mila pezzi, è già sui livelli dell'intero “raccolto” del 2001, mentre si segnala una nuova polverizzazione dei centri di produzione pirata in ambienti casalinghi di più difficile intercettazione e la perdurante situazione da Far West senza legge per le strade di Roma. “Non solo un problema economico, ma anche morale e sociale”, commenta Paolo Franchini, vicepresidente FIMI e presidente della indipendente Edel. “Quando vedo su un marciapiede, in vendita a 5 euro, una copia malfatta di un disco a cui ho dedicato magari un anno intero di lavoro provo grande disagio nei confronti dei miei artisti e un profondo senso di vergogna”.
C'è anche qualche buona novella, d'altra parte, nel perturbato clima generale: per esempio la tenuta (relativa) del pezzo forte dell'industria, il CD album, sostanzialmente stabile (+ 0,50 %) in termini di pezzi venduti a forza di campagne sconto, promozioni sui back catalog (+ 41,61 % in pezzi venduti, di pari passo con la conferma della fascia d'età compresa tra i 25 e i 34 anni come zoccolo duro del mercato) e compilation buttate a raffica sul mercato: il cui balzo in avanti è davvero notevole, + 49,75 %, con una market share in ripresa dal 7 % del 2001 all'attuale 11 %. E poi il primo sorpasso, dal 1997 ad oggi, del repertorio locale (48 %), in buona salute e con qualche sorpresa (Tiziano Ferro, Giorgia…) nei confronti di quello internazionale (47 %), penalizzato da un piano di emissioni inferiore alle attese per quantità, qualità e prestazioni.
Intanto il mese di luglio, esauritesi le distrazioni legate ai Mondiali di calcio, segnala anche una lieve ripresa dei consumi, sull'onda del traino del Festivalbar. Sorge però un dubbio: tra il fiorir di compilation e l'attesa spasmodica che circonda il debutto di “Operazione trionfo” e del “Saranno famosi” seconda edizione, dove stanno i talenti, il valore aggiunto e il “contenuto artistico”? Non è che tutto l'ingegno della discografia si esaurirà d'ora in poi in pure e semplici operazioni di marketing a rapido ritorno sugli investimenti? Roberto Biglia, amministratore delegato di Zomba Italia e una delle coscienze critiche della discografia italiana, sembra condividere la preoccupazione: “Operazioni del genere portano liquidità alle case che le gestiscono, e quindi ben vengano se servono anche a finanziare nuovi progetti artistici. Ma ho l'impressione che alla lunga non facciano bene né agli artisti né al mondo della musica”. Che dopo essere stata schiava della radio, rischia di diventarlo della televisione.