Music Control/2, Massara (V2):
'I dischi non si vendono con i passaggi in radio'

Music Control, promozione e mercato discografico: un circolo virtuoso o un circolo vizioso? A rompere il ghiaccio su uno dei quesiti che assillano l'industria musicale in crisi ci ha pensato, con un'intervista a Rockol pubblicata ieri (lunedì 22 luglio), Marco Stanzani, promoter indipendente per conto della San Marino Performance. Stanzani (vedi news) sosteneva che la classifica di airplay radiofonico stilata dalla società multinazionale di rilevazione su commissione delle case discografiche (che pagano una somma di denaro per ogni brano di cui desiderano verificare i passaggi radiofonici) appiattisce i meccanismi della promozione, e proponeva provocatoriamente ai colleghi indipendenti di sottrarsi ai suoi condizionamenti rinunciando alla rilevazione.

Sulla stessa lunghezza d'onda, più o meno, è sintonizzato anche Alessandro Massara, general manager della V2.

Che rifiuta però l'ipotesi di un boicottaggio. “Sabotare il Music Control? Non mi sembra proprio il caso”, esordisce, ma ammette: “Sulla carta si tratta di un sistema che offre un ottimo servizio alle case discografiche, ma devo ammettere che alla lunga ci si è ritorto contro come un boomerang. Sull'accuratezza della metodologia niente da dire: rispetto ai vecchi metodi empirici, con i discografici incollati alla radio per prendere nota dei passaggi dei pezzi, è un bel salto in avanti. Il problema è la classifica: bisognerebbe quantomeno differenziarla in sottogeneri come si fa in altri paesi d'Europa. E anche sul panel sarebbe il caso di intervenire, aggiornandolo: a mio parere non è giustificato il fatto che nel campione ci siano parecchie radio il cui palinsesto è formato per oltre il 50 % da brani che hanno oltre due anni di vita”. Anche per Massara, però, non è quello il punto nevralgico della questione: “Quello che mi preoccupa”, dice, ricalcando le parole di Stanzani, “è l'uso pubblico che si fa del Music Control, il fatto che la classifica venga utilizzata da diversi operatori per prendere decisioni che influenzano l'andamento del mercato. Questo è un sistema che non lascia spazio alla creatività della promozione, e una promozione svuotata di creatività perde di contenuto e efficacia. E' un meccanismo che si chiude in se stesso e che non permette alla musica nuova di sfondarne le barriere: basti pensare che molte emittenti modellano la loro programmazione proprio in funzione delle charts del Music Control. Per fortuna, ultimamente, qualcuno ha cominciato a fare scommesse in proprio, senza guardare all'airplay radiofonico: penso ad Andrea Salvetti, che al Festivalbar ha puntato di sua iniziativa su certi nomi sollevando anche le critiche di alcune case discografiche”. .


Massara riprende un altro punto essenziale: la divergenza sempre più evidente, oggi, tra ciò che si vende e ciò che si ascolta e funziona in radio: “Le emittenti fanno giustamente i loro interessi, che sono quelli di trasmettere musica piacevole, quasi da sottofondo.

Ma quei pochi che ancora si recano nei negozi, da un disco pretendono più spessore artistico, e così i casi di corrispondenza tra vendite di album e successi radiofonici sono pochissimi: Giorgia, in questo momento, è una delle poche eccezioni, mentre in testa alle classifiche ci sono spesso artisti che in radio non ci passano mai”. Come si esce da questo labirinto. Massara è convinto che sia necessario un cambio deciso di approccio e di mentalità: “Dobbiamo imparare ad usare questo strumento in un modo diverso da quanto abbiamo fatto finora. Dobbiamo badare soprattutto alla qualità della musica e ad essere più creativi: i dischi non si vendono solo con le airplay charts e i passaggi radiofonici, il Music Control non è la causa della crisi del mercato. Il vero problema è che chi usa la nostra musica – radio comprese – deve pagarla ad un prezzo più equo. In Germania le cifre che la discografia percepisce dalle radio sono cinque-sei volte le nostre, eppure il mercato radiofonico italiano è ingente, in termini di introiti pubblicitari. Alcuni network, oggi, sviluppano un fatturato pubblicitario che è superiore al giro d'affari dell'intera industria musicale: è un paradosso, perché la musica è un ingrediente essenziale della loro impresa commerciale e del loro prodotto, e questo prodotto va pagato adeguatamente”. .


Il dibattito, naturalmente, resta aperto: e Rockol è disponibile ad ospitare altri interventi sull'argomento.
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