Gianni Maroccolo racconta 'vdb 23': 'Un nuovo inizio quando pensavo di smettere'

Gianni Maroccolo racconta 'vdb 23': 'Un nuovo inizio quando pensavo di smettere'

Sfiduciato e disilluso dal music business, Gianni Maroccolo voleva smettere di suonare, appendere il basso al chiodo. Pensava a un disco d'addio che sta diventando invece l'album della sua rinascita artistica. Una bella storia, incamminata verso un lieto fine grazie anche ad amici vecchi, nuovi e ritrovati e a un nuovo alleato, il crowdfunding che oggi permette agli artisti di autogestirsi finanziando e sviluppando progetti con l'aiuto dei fan. Per la sua opera multimediale "vdb23/nulla è andato perso", concepita e creata insieme a un altro libero pensatore come Claudio Rocchi, è ricorso a Musicraiser, piattaforma creata dal suo collega Giovanni Gulino (Marta sui Tubi) insieme a Tania Varuni, raccogliendo in soli nove giorni contributi per 5.562 euro, il 61 per cento dell'obiettivo da raggiungere entro il 10 febbraio (9.000 euro). "Sono sorpreso. In trent'anni di carriera è la prima volta che chiamo direttamente a raccolta le persone che sono cresciute con me e, ovviamente, anche con Claudio. Non mi aspettavo che le cose succedessero così in fretta. In Italia, in fondo, il fundraising non è ancora così radicato, e non c'è stata alcuna promozione convenzionale a sostenere l'iniziativa: tutto è nato tra me e chi mi segue su Facebook o sui forum dai tempi dei C.S.I."

Terminata la raccolta con l'auspicabile raggiungimento dell'obiettivo, "Vdb23..." sarà distribuito solo ai sostenitori che hanno pagato o verseranno una cifra compresa tra 20 e 80 euro per aggiudicarsi uno dei molteplici formati in cui il prodotto verrà realizzato (Cd, Lp, Dvd e libro fotografico disponibili in varie combinazioni). Nessuna distribuzione attraverso i canali tradizionali, nessuna ristampa successiva: tutte le copie saranno numerate e personalizzate (con il nome del singolo "coproduttore" inciso in seconda di copertina accanto a quelli di Maroccolo e Rocchi), confezionate manualmente una a una su carta prodotta in Nepal senza ricorrere alla plastica né ai caratteri tipografici, con autentico spirito artigianale e nel pieno rispetto dell'ambiente. "E' un modo per uscire dalle logiche della produzione standardizzata e di dimostrare affetto e riconoscenza nei confronti delle persone che hanno deciso di sostenerci", spiega Maroccolo. " 'Vdb23...' rimarrà una questione privata tra noi e chi ha dato una mano a produrre il progetto. Come cantava Giovanni Lindo Ferretti, siamo una big family e mi è sembrato giusto fare così. Questo è una sorta di volume zero, una piccola anticipazione di un'opera più complessa che, grazie al sostegno e alla produzione esecutiva della Fondazione Roma Europa, debutterà in pubblico in autunno a Roma. Un'opera con scenografie e un vero libretto, come accadeva nell'Ottocento per la lirica e negli anni '70 con certi dischi psichedelici". Sarà il momento del ritorno a un modello di produzione e distribuzione più tradizionale? "Ancora non lo so. Ho la fortuna di avere conservato ottimi rapporti con le major con cui ho lavorato, e senza presunzione credo di poter contare sul sostegno eventuale di qualche etichetta indipendente: io stesso ne ho una, la Al-kemi, che gestisco insieme a Toni Verona di Ala Bianca: Ma in questo momento mi interessa capire se il crowdfunding può diventare davvero un'alternativa... Quando Giovanni Gulino mi ha contattato per propormi di lavorare con Musicraiser la mia idea era ancora più estrema e al tempo stesso più semplice, tutto era nato da una mia lettera aperta ai fan pubblicata su Facebook. Inizialmente non mi sembrava il caso di appoggiarmi a una piattaforma specializzata, volevo eliminare tutti i passaggi della filiera che si interpongono tra il musicista e il pubblico. Giovanni mi ha convinto facendomi capire che i nostri obiettivi erano coincidenti, e la sua storia di artista indipendente mi è sembrata una garanzia sufficiente di trasparenza e onestà nei confronti di chi intendeva impegnare del denaro nel progetto. In qualche modo, mi sono prestato anche a fare da testimonial: se questa mia iniziativa funzionerà potrà magari ispirare altri musicisti che in questo momento non sanno dove sbattere la testa. Dare speranza a chi cerca di esprimere la sua creatività in un momento privo di riferimenti sociali, economici, politici e culturali".

Lui e Rocchi, la strana coppia, si erano sfiorati ai tempi in cui entrambi (Maroccolo come componente dei C.S.I.) frequentavano la PolyGram di Stefano Senardi; la scintilla però è scoccata di recente, durante un workshop a San Vito dei Normanni, in Puglia, a cui entrambi erano stati invitati da Amerigo Verardi. "Siamo una coppia improbabile, è vero. Io, forse colpevolmente, ho vissuto male gli anni '70, condizionato anche dalla cappa scura che aleggiava in quegli anni di terrorismo e di crisi economica. Non mi piacevano il progressive e certo cantautorato, non vivevo bene la mia vita né la musica che mi girava intorno. Claudio, al contrario, ha probabilmente vissuto come una sorta di buco nero gli '80, aveva smesso di produrre musica e per quindici anni ha fatto il monaco induista. Più diversi di così....E invece ci siamo trovati in sintonia su un sacco di cose, umanamente e nell'approccio alla musica che entrambi intendiamo senza steccati di genere e di categoria. Siccome me la cavo a produrre gli altri ma meno a dirigere me stesso, l'ho invitato a collaborare a un disco che inizialmente avevo concepito come strumentale e di cui lui ha ribaltato la prospettiva. Ha lasciato intatte quelle che a me sembravano basi per delle canzoni, ha scritto testi meravigliosi per quelli che avevo concepito come brani soltanto musicali. E mi ha anche convinto a cambiare titolo: il disco inizialmente doveva chiamarsi 'Vdb32/storie di un suonatore indipendente' in omaggio all'indirizzio di Via dei Bardi a Firenze dove tutto cominciò con i Litfiba. Ma Claudio, appassionato di numerologia, mi ha spiegato che il 23 era il numero più adatto a fotografare questo mio momento in quanto simboleggia il mutamento, la presa di coscienza che un ciclo della vita finisce e inizia un viaggio verso altri luoghi".

Da lì il progetto - un work in progress tuttora in evoluzione - si è allargato coinvolgendo nomi nuovi e soliti sospetti: disegnatori (è in preparazione un cortometraggio animato per la canzone che intitola il disco), videoartisti (i Masbedo, collaboratori e amici di vecchia data, "per un pezzo molto delicato dedicato agli ultimi minuti di vita di mio padre"), fotografi come Alessandro D'Urso che ha curato la fotobiografia "Storie di un suonatore indipendente" ("Ho sempre rifiutato le proposte delle case editrici, la scrittura non è nelle mie corde. Ma questo è soprattutto un libro fotografico sulla mia vita condito di aneddoti, frasi estemporanee, ricordi e piccoli contributi di compagni di viaggio") in uscita a maggio 2013 per Arcana ma che i sostenitori di "Vdb23" riceveranno in anteprima in un'edizione esclusiva e autografata. E poi tanti musicisti, tanti nomi importanti: Ferretti, Massimo Zamboni, Franco Battiato, Piero Pelù, Federico Fiumani, Cristina Donà, Jovanotti... I file affiorati finora sul sito di Musicraiser raccontano di una musica diversa, "ologrammi psichedelici", sognanti ballate elettroacustiche, graffi di industrial music e persino una traccia aperta al contributo di cento bassisti. "Chi si aspetta un Maroccolo anni '80 o stile C.S.I. rimarrà sorpreso. C'è della sperimentazione, in questo disco, e un mondo sonoro un po' atipico. Questa parte del progetto ho voluto dedicarla all'incontro. Mi sono ritrovato con i Litfiba a suonare i pezzi degli anni '80, sono impegnato con i Deproducers (insieme a Max Casacci, Riccardo Sinigallia e Vittorio Cosma), ho ripreso contatto con Francesco Magnelli e con Massimo Zamboni con cui non parlavo da vent'anni. Pensavo di smettere e invece è un momento speciale. Non ho mai vissuto un periodo così intenso musicalmente e ho recuperato amicizie che credevo perdute".

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