Rettore, 'The best of the beast': 'Incapace di non rinnovarmi'

Rettore, 'The best of the beast': 'Incapace di non rinnovarmi'

Donatella Rettore, o meglio "soltanto Miss Rettore", come preferirebbe lei, festeggia i suoi 33 anni di carriera (lei li conta da quando ha rinunciato al nome di battesimo: l’esordio come Donatella Rettore risale in effetti al 1974) con un doppio cd, "The best of the beast", uscito il 4 dicembre per NAR/Edel.

Anche se il titolo del disco è lo stesso scelto dagli Iron Maiden per la loro prima raccolta ufficiale, nel '96, Rettore giura: "Non lo sapevo, ho copiato involontariamente. Sono stata una tigre, un lupo, un cobra, un leone. Il titolo si riferisce alla mia natura di animale da palcoscenico".

Naturalmente istrionica, a volte anticipatrice di tendenze, continua a mettersi in gioco, sempre alla ricerca del nuovo: "Sono come un serpente, cambio pelle. Sento il bisogno di rinnovarmi, di non fare sempre le stesse cose. E’ un’attitudine che invece caratterizza molti miei colleghi. Ma non si può fare sempre la stessa canzone. Bisogna avere un po' di coraggio". Anche se, aggiunge, "forse la fortuna di una come Laura Pausini è proprio quella di fare sempre la stessa cosa. Ho anche scritto per lei e canta molto bene, ma non quello che si meriterebbe: ha paura di deludere il suo pubblico".

Se pochi giorni fa Mtv celebrava il ritorno dell'hip hop sulla scena musicale italiana e ai primi posti delle chart con un premio ad hoc, lei la spruzzata rap ce l'aveva già messa nel 2011 quando, nel suo tredicesimo album "Caduta massi", aveva pubblicato la versione rivisitata di "Lamette", "Lamette Katami feat Nottini Lemon". "Sto lanciando questo giovane ventiquattrenne, pieno di talento, col quale abbiamo realizzato il singolo tratto dall’album, ‘Natale sottovoce’. Io, purtroppo, sono incapace di rappare perché ci vuole una tecnica che non ho. Ma esprimo anche così il mio bisogno di rinnovamento".

La paragonano spesso a Lady Gaga, che però a lei non piace: "Mi ritrovo molto di più in cantanti come Diana Krall o Norah Jones. Poi seguo le giovani interpreti: amo follemente Adele, fin dal suo primo disco. Molto più di Amy Winehouse. Apprezzo anche Lana del Rey. Ho il mio pusher di novità che mi guida", racconta. Anche se, ammette, "nonostante la mia perenne tensione al nuovo, continuo ad adorare Elton John e Rod Stewart, come quand’ero adolescente".

Rettore pensa che se fosse nata in un Paese meno bigotto del nostro, avrebbe avuto ancora più fortuna: "il mio più grande rimpianto è quello di non essere rimasta in Germania a cavalcare l'onda del grande successo che ho avuto lì prima del '79", dice con una punta di amarezza.

Quella che lei cantava più di trent’anni anni fa con grande ironia, anticipando con "Splendido splendente" l'era del trionfo di bisturi e apparenza ("anestetico d'effetto e avrai una faccia nuova, grazie a un bisturi perfetto [...] Splendido splendente costa poco e finalmente io sorrido eternamente") è oggi una realtà imperante, ma priva di quel l'ironia che la rendeva intrigante. "Oggi le donne vogliono fare le fighe, gli uomini vogliono fare gli intellettuali. È una noia mortale. I giovani sono, come sempre, forti. Penso ad Arisa, per esempio. Lei sì è ironica. Solo che il nostro Paese non è mai pronto a capire gli ironici. O sei Dario Fo, oppure non vai bene".

A proposito di Arisa, il discorso cade inevitabilmente sui talent show, che Rettore decisamente non apprezza: "Rischiano di diventare una piaga sociale. Creano illusioni che diventano delusioni. Ti usano e ti buttano nella spazzatura. Sono crudeli". Ma se lei avesse avuto 20 anni oggi cosa farebbe per farsi notare? "Quello che faccio. Solo che non vengo aiutata perché le radio passano solo quello che producono loro. È una mafia. Non c'è libertà".

Rettore non ha paura delle sue opinioni, zero peli sulla lingua. Se non partecipa a Sanremo da anni è "perché è come giocare al casinò: un gioco d'azzardo. Gli ultimi Festival sono stati terrificanti, la scelta dei pezzi oscena. Speriamo che Fabio Fazio lo rilanci".

Tirando le somme: è soddisfatta di questi 33 anni di carriera da Rettore? "Non bisogna essere mai soddisfatti. Mai. Quando ti senti arrivato, quello è il momento in cui fai un grosso ruzzolone".

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