Plug In 2002: servizi musicali a pagamento, il punto della situazione

Poche idee e ben confuse, verrebbe da dire: il panel dedicato all'identificazione del "nuovo" consumatore di musica in funzione delle caratteristiche dei servizi di abbonamento a pagamento ha messo a fuoco la fluidità dell'attuale situazione, decretando di fatto la fase corrente come "sperimentale".
Secondo Ted Cohen di EMI Music, "non si sa esattamente cosa vuole il consumatore: per questa ragione è necessario provare simultaneamente più soluzioni e lavorare con varie aziende per fare tentativi diversi. Oggi on è affatto ovvio se i servizi a pagamento rappresentino un business incrementale o se siano alternativi al modello tradizionale. Dobbiamo ascoltare il pubblico, prendere atto del suo orientamento, e provare ad ascoltarlo per accontentarlo". Ma di che pubblico parliamo, in ogni caso? "Si tratta di "pionieri" e sperimentatori" per Sean Ryan di Listen.com; "sono appassionati di musica a 360°" per Dennis Mudd di MusicMatch; "sono degli "aficionados" che per il 40% dei casi utilizzano connessioni a banda larga", è invece il parere di Chris Goodrich di StreamCast Network (ovvero, Morpheus).
Alla difficoltà di tracciare oggi l'utente-tipo che diventi il cliente ideale dei servizi musicali a pagamento, si oppone tuttavia una conclusione positiva almeno dal punto di vista culturale e, pertanto, a livello strategico: l'eclettismo del pubblico musicale 'digitale' appare straordinario e deriva, con ogni probabilità, da quello che definiremmo una sorta di 'browsing virale', una consultazione del catalogo disponibile talmente d'impulso da condurre a esperienze e a generi differenti.
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