The Observer 2012: l'intervista a ED

The Observer 2012: l'intervista a ED

Dopo aver recensito il suo disco d’esordio, l’ottimo “One hand clapping”, abbiamo fatto una chiacchierata con Marco Rossi, in arte ED, per conoscerlo un po’ più da vicino e chiudere in bellezza la finestra che Rockol ha dedicato al giovane cantautore modenese sulle pagine della rubrica The Observer. Una piccola intervista che ci permetterà di capire più da vicino chi si cela dietro al moniker ED: “ED e Marco Rossi spesso coincidono” precisa Marco. “Marco Rossi è quello paranoico, intimista e insicuro. ED è quello che cerca di fare il gradasso. Io sono tutti e due.” Un’unione che musicalmente si traduce in pezzi molto intimi che pescano a piene mani da un certo tipo d’immaginario, e da un certo tipo di sound: “Elliott Smith è la summa delle mie attitudini”, confessa ED a Rockol. “Trasandato, grunge, schivo, delicato, dannatamente pop, fin troppo gentile. I Beatles sono qualcosa di sacro, qualcosa d’inarrivabile. Quando impari i Beatles, ti rendi conto che non devi vergognarti se non hai spinto il pedale dell'overdrive in nessuna delle tue canzoni, e puoi essere comunque ben più incisivo dei Metallica!”.

Elliott Smith e Beatles che, in un’ottica più ampia, riportano alla mente un certo tipo di musica legata a delle epoche ben precise: “Quando ascolto la musica, mi focalizzo spesso sui suoni della batteria. Quando ascolto pezzi degli anni ‘60 o ’90, i suoni della batteria mi mandano in orbita. E poi le chitarre e le tastiere. Sono mondi molto diversi. Per anni ‘90 intendo ovviamente Seattle (Mudhoney, Tad, Melvins, Beat Happening, Nirvana e Dinosaur JR). Le rullate sui tom di Nick Mason o la tastiera di ‘Interstellar overdrive’ o Syd Barrett o Steve Marriott o il primo Bowie. Va beh… e che ve lo dico a fare?!”. Tante influenze dunque, che messe insieme vanno a costituire quello che a tutti gli effetti è la cifra stilistica di ED, un songwriting equilibrato. Una definizione che però lo stesso ED non sembra apprezzare del tutto: “Non so cosa sia l'equilibrio del songwriting. Nel mio caso forse il segreto è la totale mancanza di equilibrio. Non amo molto il songwriting descrittivo e neorealista. Meglio mischiare le cose, farsi prendere dagli innamoramenti momentanei e incollarli alle influenze musicali e artistiche indelebili della propria vita”.



Tra queste senza dubbio possiamo citare J.D. Salinger, una tra le fonti d’ispirazione (probabilmente la più importante) del nuovo “One hand clapping”. “Salinger è un genio e un figlio di puttana allo stesso tempo. E' un cinico, uno di quelli che se fosse venuto a conoscenza di un disco legato ai suoi scritti, mi avrebbe probabilmente ammazzato di botte. E' una delle influenze indelebili della mia vita di cui parlavo poco fa”. Questa e, aggiungiamo noi, gli Stati Uniti… “Boh. La coscienza è inevitabilmente "all'italiana" ma con un sound totalmente "straniero". E’ possibile far convivere le cose? Tipo tematiche espresse con la coscienza di chi è nato e vive in Italia, ma suona pezzi ispirati a sound inglesi e americani e canta in inglese. Sarebbe bello. Chissà se nella musica italiana mai si potrà. Forse il problema è del Ministero di Pubblica Istruzione”.

Il disco si compone di dodici pezzi, alcuni dei quali pescati dagli Ep pubblicati nel corso degli ultimi due anni. “Mi sarebbe dispiaciuto non riprendere i pezzi dei vecchi EP” ammette Marco. “Per quanto riguarda ‘Desert Beyond’ è stata una questione di cuore, per ‘Lights ON, Lights OUT’ l'urgenza di suonare i due pezzi così come li avevo sempre avuti in testa”. Un’urgenza che poi va riportata sul palco. Attualmente ED è in tour in giro per l’Italia accompagnato dal fratello Paolo e da Ivan Borsari, già presenti sul disco: “Live è tutto perfetto, ci lasciamo andare. Con Paolo e Ivan i pezzi suonano duri e decisi. Quando sono da solo invece, cerco di suonare il più piano e delicato possibile. E' proprio quello che cercavo”. E in futuro la ricerca dove può portare? “A dire la verità ho già tanti altri pezzi nuovi” ci confida Marco, “ma ci vuole molta calma. Il futuro si prospetta ricco di live in tutto il paese, poi di nuovo negli States e in Germania”.

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