Terremoto in casa Vivendi Universal: finisce l'era Messier

C'è riuscita, alla fine, la famiglia ebreo-canadese dei Bronfman, azionista di maggioranza della società, ad ammutinare Jean-Marie Messier, il condottiero di Vivendi Universal che in sei convulsi anni di reggenza si era distinto come uno dei manager più ambiziosi e dinamici (ma anche più discussi e contrastati) nel turbolento panorama mondiale dei media e dell'intrattenimento di inizio millennio.

Al momento in cui scriviamo manca solo la conferma di un comunicato ufficiale, ma la notizia delle sue dimissioni forzate dalla carica di amministratore delegato della multinazionale transalpina circola già sui più autorevoli quotidiani nazionali come Le Monde: riflettendosi subito, con la spietatezza tipica del mondo finanziario, in una rapida impennata del titolo Vivendi in Borsa, cresciuto di quasi il 20 % sull'onda dell'entusiasmo degli investitori dopo la umiliante Waterloo subìta negli ultimi mesi (- 60 %).

A Messier sarebbe risultato fatale l'evolversi imprevisto degli eventi nel corso dell'ultimo weekend, durante il quale i due Edgar Bronfman, padre e figlio (e padri-padroni della multinazionale dei liquori e dell'intrattenimento Seagram prima della cessione delle armi a Vivendi) sono riusciti a creare un fronte di sbarramento invalicabile nei suoi confronti, convincendo la maggioranza dei consiglieri di amministrazione, sia americani che francesi, della necessità di voltare pagina: i sogni di gloria di Messier, che aveva gradualmente trasformato una azienda di pubblico servizio vecchia di 150 anni e dedita tradizionalmente alla gestione delle acque potabili e allo smaltimento dei rifiuti nel secondo gruppo multimediale del mondo (dopo AOL Time Warner) si sono infranti contro un cumulo di debiti (9 miliardi di €) e il deficit più pesante della storia economica di Francia (13,6 miliardi di €).

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Con il boss transalpino fuori gioco l'onore della Francia è comunque salvo, perché il suo successore ad interim designato è il sessantatreenne Jean-René Fourtou, vicepresidente della società farmaceutica franco-tedesca Aventis, a cui toccherà il lavoro “sporco” di rimediare alle acquisizioni allegre di Messier alleggerendo il patrimonio societario in modo da ridurre quanto più possibile la pesantissima esposizione finanziaria del gruppo. Quali saranno le sue mosse e le decisioni del cda resta da vedere: e si profila di nuovo il timore, negli ambienti transalpini, che il gruppo possa essere smembrato o finire, al di là degli incarichi di facciata, in mani americane. Delle numerose proprietà del gruppo fa parte la casa discografica Universal Music, leader di mercato in tutto il mondo (Italia inclusa) con market share comprese generalmente tra il 25 e il 36 % (in Francia).
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