Numero6, 'Dio c'è': l'intervista a Michele Bitossi

Numero6, 'Dio c'è': l'intervista a Michele Bitossi

Intervistato ormai due anni fa per il disco dei Numero6 “I love you fortissimo”, Michele Bitossi ci aveva raccontato che per i titoli non era affatto tagliato. Le canzoni che compongono i suoi album, almeno per quello che riguarda le ultime pubblicazioni, le ha sempre nominate il suo fido collaboratore Tristan Martinelli, presente nella formazione ligure dal 2009. “Un giorno stavo andando in studio in vespa”, aveva detto Bitossi nel dicembre del 2010, “e ho visto sul muro questa scritta surreale e impressionista, 'I love you fortissimo’. Volevo un titolo del quale si potesse parlare e discutere”. Quando ci è capitato tra le mani il nuovo album dei Numero6, “Dio c’è”, non abbiamo potuto fare a meno di notare - come riportato nelle note che accompagnavano l’album - che anche il titolo dell’ultima fatica in studio di Bitossi e soci era stato preso da una scritta che ha tappezzato i muri delle periferie delle grandi città specialmente negli anni Ottanta, periodo nel quale la scritta garantiva la presenza nella zona di spacciatori e affini: “Sì effettivamente è il secondo album che intitoliamo prendendo spunto dalle scritte sui muri”, ci ha raccontato il cantante dei Numero 6 durante un’intervista realizzata qualche settimana fa al Circolo Magnolia di Segrate, alle porte di Milano, “E’ figo perché è abbastanza rappresentativo di una volontà. Io non sono assolutamente un titolista, i titoli alle canzoni e ai dischi li dà sempre Tristan, ma questa volta l’ho deciso io mentre registravamo. Mi piaceva l’idea di prendere questa frase rappresentativa di un sapore metropolitano un po’ retrò anni Ottanta in cui ci rispecchiamo. Visto che sono un insicuro totale volevo avere un titolo ficcante perché sono un po’ invidioso di tutti quei gruppi che hanno nomi super fighi come ‘Il dolore del post operatorio’ - che nella realtà si chiamano Il Management del dolore post operatorio, ndr - e poi, per metterla in veste più tamarra, possiamo dire che il titolo si rifà al fatto che siamo dei pusher di buona musica…”.



Bitossi sono due anni che non si ferma un attimo: pubblicato “I love you fortissimo” nel 2010, nel 2011 ha dato alle stampe “Il problema di girarsi” con il progetto solista Mezzala e ha scritto e pubblicato un libro, arrivando nel 2012 a dare alle stampe lo scorso ottobre “Dio c’è”. Sempre nella precedente intervista ci aveva confessato che non era per lui difficile avere più progetti in contemporanea, riuscendo a barcamenarsi bene nello scrivere in maniera diversa sia per il progetto Numero 6 sia per quello solista Mezzala: “Me lo rimangio, ho detto una cazzata. La verità che ti dico adesso è che scrivo parecchie cose e solo quando si avvicina una scadenza che sia il mio disco solista, Numero6 o i Nome, altro progetto al quale tengo molto, attingo dal materiale che ho. Diciamo che la mia scrittura è abbastanza continua e fluente. D’ora in poi cercherò di impormi la differenza anche di stesura dei brano specie per il prossimo album da solista con il progetto Mezzala. Il primo disco è andato bene, è piaciuto anche molto e ne sono contento, ma poteva essere benissimo scambiato per un album dei Numero6 ed è giusto ammetterlo, in quel momento volevo uscire con un album nuovo, avevo dei pezzi freschi e volevo anche lasciare un po’ di respiro alla band. Noi siamo ancora qua un po’ perché ci piace fare quello che facciamo ma anche perché abbiamo trovato l’equilibrio giusto per stare insieme che è quello di non frequentarsi mai. Tendiamo a litigare molto, in maniera costruttiva, ma siamo delle teste molto diverse e forti per riuscire a convivere troppo”.

Con il dubbio di sbagliare ancora, chiediamo a Bitossi di raccontarci come nasce un album dei Numero6: “Io scrivo testo e musica, alcune volte la porto in studio più arrangiata altre volte meno. Per questo album ho portato brani già provinati e con una direzione abbastanza precisa ma l’arrangiamento poi si fa insieme grazie anche a Trista Martinelli specialmente da ‘I love you fortissimo’ in poi. Io sono bravo a scrivere canzoni ma non sono un grande un musicista e in realtà non sono un bravo arrangiatore… diciamo in verità che mi rompo i coglioni. Mi va bene come soluzione, non vorrei fosse diverso, di certo rimpiango il fatto di non essermi iscritto al conservatorio e non aver studiato pianoforte e armonia. Sono un po’ naif, la chitarra la suono a modo mio ma l’importante è sapere autocensurarsi e fare quello che so fare. Per i miei compagni di viaggio vale la stessa cosa: magari non sanno scrivere ma sono bravi ad arrangiare e non vogliono saperne di comporre brani. Me ne sono accorto quando Tristan è entrato nel 2009 e abbiamo cambiato modo di scrivere i dischi, prima, nel 2006 con ‘Dovessi mai svegliarmi’ e l’Ep successivo, i brani erano più scarni e autocompiaciuti, non c’era la volontà di scrivere la canzone e lasciarla decantare per poter vederla da fuori e capire come questa canzone potesse trovare più di un’unica strada. Adesso le potenzialità dei pezzi di certo sono diverse. Dietro c’è un lavoro importante, è difficile che scriva in un solo getto. E’ successo un paio di volte ma in realtà è proprio un lavoro, scrivo molte idee melodiche vocali e della canzone e quasi mai parto da un testo. Difficilmente i brani che scrivo riescono a passare in radio, sono troppo carichi di significati diversi e densi di arrangiamenti per essere immediati. Leggo di tutto, c’è chi ci paragona agli 883 e più fortunatamente anche con Kinks e Blur, c’è chi dice che è un disco semplice, chi invece sostiene sia troppo complicato. Quello che facciamo non mette d’accordo tutti, siamo consapevoli ma è bello così. Alcuni brani hanno la potenzialità di arrivare a tutti, ci siamo molto impegnati e credo molto in questo album”.
Nel disco nuovo dei Numero6, come nel primo album di Mezzala uscito l’anno scorso, c’è un brano dedicato al padre di Bitossi: “Mi ero ripromesso di farne uno per il disco solista e uno con i Numero6. ‘Hei pa’’ su Mezzala è un brano che non è patetico ma c’è molto patimento. Questa volta invece, con ‘’66’, si patisce sempre, ma in modo diverso. E’ stato un dramma enorme perdere mio padre ma ho voluto raccontare l’elaborazione di un lutto, qui ho voluto ricordarlo in maniera più realista e ironica. ‘Dio c’è’ è un album che, per quanto io usi per stile la prima persona singolare nello scrivere le canzoni, non racchiude brani tutti autobiografico. Nella fattispecie del brano ‘Mi arrendo’ invece sì. E’ una canzone in cui prendo atto del fatto che la quotidianità non va denigrata a priori da quelli che credono di essere fighi come me. E’ nella quotidianità che si sta bene, io ho due bimbi piccoli, spesso mi sono trovato a maledirmi per la vita banale, ma ho capito che da lì molte volte hai linfa per vivere bene, non per fare altro, per vivere bene e basta. Poi altro lo fai comunque. La vita è fatta di amicizie, c’è gente che la mattina dopo non si sveglia e la sera può andare sempre a letto tardi e sbronzo… ma fare figli è bellissimo”.

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