Bert Jansch a Milano in omaggio a Woody Guthrie

Bert Jansch a Milano in omaggio a Woody Guthrie
A prima vista, sembrava un po’ forzato il collegamento tra Bert Jansch e Woody Guthrie, leggendaria figura di hobo-cantastorie celebrata ieri, 7 aprile 1998, a Milano, in occasione del trentennale della morte, dalla rassegna “Suoni e Visioni”, con una riuscita (e gratuita) serata “multimediale” a base di filmati, letture, parole (con un appassionato intervento, tra gli altri, di Alessandro Portelli) e, naturalmente, musica.
Tuttavia il chitarrista e cantautore scozzese, oggi 51enne, ha fatto la sua parte, inaugurando un set acustico forzatamente breve (40 minuti circa) proprio con una delle più celebri ballate guthriane, “This land is your land”, e sottolineando spesso l’ispirazione comune derivata dal grande ceppo della musica popolare.
Pur essendo diventato celebre nell’ambito del folk revival britannico degli anni ‘60 (attraverso i suoi dischi solisti, in coppia con John Renbourn e con i Pentangle), Jansch non ha mai nascosto il suo amore per la musica americana, e soprattutto per il blues. E lo ha ricordato anche nell’esibizione di ieri, riproponendo la celebre “Key to the highway” del bluesman nero Big Bill Broonzy e “Blues run the game”, brano del poco noto cantautore statunitense Jackson C. Frank, molto in auge nei folk club inglesi della seconda metà degli anni ‘60.
Il resto lo hanno fatto, come sempre, la voce nasale e ipnotica e la personalissima, stupefacente tecnica chitarristica di Jansch, capace di distillare sulla sei corde essenze di folk e di jazz, di blues e anche di Sud America (con una bossa strumentale e un omaggio al cileno Victor Jara).
Solo qualche accenno al nuovo album “Toy balloon”, appena uscito anche in Italia per la RTI (“Paper houses” e “Born and bred in old Ireland”), qualche ripescaggio anche dal repertorio meno noto, e poi due cavalli di battaglia irrinunciabili come il celebre traditional “Black waterside” (al suo arrangiamento si ispirò - per usare un eufemismo - Jimmy Page per confezionare la zeppeliniana “Black mountain side”, sul primo album del dirigibile) e la “Angi” di Davy Graham, maestro riconosciuto di Jansch e di un’intera generazione di chitarristi acustici britannici. Per “Needle of death” e gli altri classici elusi nella circostanza ci sarà forse spazio in occasione di un prossimo, possibile ritorno durante la stagione estiva.
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.