NEWS   |   Pop/Rock / 28/06/2002

E' morto John Entwistle, bassista degli Who.
Il ricordo di Rockol

E' morto John Entwistle, bassista degli Who. Il ricordo di Rockol
John Entwistle, cinquantesettene bassista degli Who, è deceduto ieri, 27 giugno a Las Vegas. Il corpo del musicista è stato trovato nella sua stanza all'Hard Rock Hotel and Casino della città del Nevada, da cui sarebbe dovuto partire il tour americano del gruppo oggi, 28 giugno.
Le cause del decesso sono attualmente sotto investigazione, ma le prime ipotesi sostengono che Entwistle sia morto nel sonno a causa di un attacco di cuore. L'autopsia si terrà oggi, ma secondo le prime, informali dichiarazioni dei medici niente lascia sospettare cause diverse da quelle connesse ai malanni cardiaci per i quali il bassista era in cura.
Inevitabilmente, il concerto degli Who previsto per questa sera è stato cancellato, come pure quello fissato per il 1 luglio a Los Angeles. I promoter della tournée hanno dichiarato che "per le altre date ogni decisione deve ancora essere presa".

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‘The Quiet One’ se n’è andato. Era nato nello stesso giorno di John Lennon, il 9 ottobre, e quest’anno avrebbe compiuto 58 anni. Era stato sposato due volte ed aveva un figlio, Christopher.
Quasi 24 anni dopo, ‘The Ox’ si è finalmente ricongiunto con Keith Moon, suo pard nella più atipica ed esplosiva sezione ritmica della storia del rock. Su questa terra, fino al 1978, erano stati unici: mentre Townshend stendeva sul palco i suoi accordi potenti, John e “Moonie” puntellavano il suono con uno stile inimitabile, con un’azione imprevedibile, grazie ad una chimica irripetibile, come avrebbero purtroppo dimostrato i dischi degli Who dopo “Who are you?”.
Entwistle sarà per sempre un’icona unica nella storia del rock grazie al suo proverbiale immobilismo scenico: mentre intorno a lui si scatenava l’inferno – Roger Daltrey a roteare pericolosamente il microfono a lazo, Pete Townshend a mulinare il braccio insanguinandosi le dita sulle corde delle sue chitarre, Keith Moon letteralmente spalmato sulla batteria che avrebbe distrutto da un momento all’altro – eccoti, assolutamente fermo e solo in un angolo del palco, questo signore che dava segni di presenza solo attraverso le mani, che volteggiavano rapidissime intorno al suo strumento. “Qualcuno deve pur pensare a suonare”, rispondeva a un intervistatore curioso e sprovveduto che, negli anni Sessanta, gli chiedeva conto del suo ‘atteggiamento’.
E’ opinione diffusa che sia stato il migliore bassista nella storia del rock. Leggendario il suo assolo nella più celebre canzone della sua band, “My generation”, per ultimare la quale dovette cambiare in studio innumerevoli set di corde e utilizzare ben tre bassi Danelectro, che continuava a usurare. Lo stile era ineffabile: rapido, figlio di un’alchimia di gruppo (e di un sogno da solista mai sopito) in cui la chitarra del padrone rubava sì il mestiere al basso e alla batteria, ma cedeva loro ampi spazi per andare da soli ed emergere. Ecco perché, per molti imitatori frustrati, divenne (anche) ‘Thunderfingers’.
Glaciale e in controllo proprio nell’occhio del ciclone quando si trovava sul palco, divenne un personaggio suo malgrado: gran bevitore ma relativamente riservato negli eccessi, fermo per sempre all’era mod nella scelta dell’abbigliamento di scena e nella vita, collezionista di bassi, per i fans degli Who era e rimarrà soprattutto “Boris the spider”, il protagonista della sua più celebre (tra le rarissime) canzoni scritte per gli Who: semplice, ironica, spaventosa, un inno immancabile in ogni show, un momento sotto le luci; soprattutto, il risultato di una notte di alcol trascorsa insieme a Bill Wyman che aveva partorito il ragno-simbolo destinato a essere schiacciato dal vivo dopo un crescendo di orrore.
A lui premeva soprattutto suonare rock and roll dal vivo, poco gli importava delle sperimentazioni che avrebbero portato gli Who nell’Olimpo della musica (ed alle quali avrebbe regolarmente fornito un contributo stilistico eccezionale). Contraltare ideale di Townshend anche nei testi, scrisse alcuni tra i più divertenti brani rock: canzoni acide e sadiche, liriche pesanti e sarcastiche, come quelle di "My wife", “Whiskey man”, "Trick of the light" e della già citata “Boris the spider”.
John Alec Entwistle ha fatto saltare l’ennesimo reunion tour degli Who. Accidenti a lui, ci mancherà.
(g.dc.)
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