USA, dimezzate le tariffe sul Webcasting: ma nessuno è contento

Webcaster uno, discografici zero. L’autorità governativa competente in materia ha dimezzato l’entità delle royalty che le Internet radio americane dovranno pagare all’industria discografica per i programmi musicali diffusi sul Web in esclusiva (e cioè non in contemporanea alla irradiazione via etere, il cosiddetto “simulcast”). Con una decisione che farà molto discutere, il Bibliotecario del Congresso James Billington ha ribassato la tariffa per ogni canzone diffusa in streaming a 70 cent ogni 1000 ascoltatori, liquidando come “arbitrarie o contrarie alla legge” le conclusioni a cui era giunto precedentemente una apposita commissione arbitrale di nomina governativa (vedi news).

Vivace, naturalmente, la reazione delle case discografiche: “La conseguenza di questa decisione”, ha commentato acidamente il presidente della RIAA Cary Sherman, “è che gli artisti e le etichette finanzieranno le attività di Webcasting di società multimilionarie come Yahoo, AOL, RealNetworks e Viacom”; ma l’associazione di categoria si riserva di studiare meglio i dettagli del provvedimento prima di decidere se presentare ricorso alla Corte d’Appello del District of Columbia (ci sono 30 giorni di tempo). Neppure i Webcaster però sono entusiasti delle tariffe fissate dal governo, tanto che il presidente dell’associazione di categoria NAB ha parlato di carico finanziario proibitivo e di rischio di estinzione per le stazioni radio che trasmettono musica in streaming su Internet.
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