Paul Latham (Live Nation): 'Il secondary ticketing lo controlli l'industria'

"Un business parassitario di approfittatori che non investono nulla nella musica". Così Paul Latham, chief operating officer di Live Nation Entertainment, definisce in un intervento ospitato dal sito del settimanale Music Week le imprese che prosperano sul mercato della rivendita dei biglietti (il cosiddetto secondary ticketing ).

"Da anni", scrive Latham, "i promoter sostengono che il secondary ticketing ha bisogno di essere disciplinato per legge". La crescita rampante del mercato secondario, spiega, "crea problemi enormi a chi ha un interesse di lungo termine nella stabilità finanziaria del settore. Se questo bagarinaggio altamente tecnologico si impone senza controlli, come faranno coloro che hanno interessi in gioco a tenerlo a bada o ad assicurarsene una fetta? Perché gli artisti che mettono in gioco la loro creatività, o i promoter che rischiano milioni in fideiussioni e garanzie, non dovrebbero cercare di sfruttare questa zona grigia del mercato?".

Latham spiega che Live Nation UK colloca direttamente sul mercato secondario meno dell'1 % dei biglietti che gestisce appoggiandosi alle maggiori piattaforme del settore, principalmente su richiesta dei manager e degli agenti degli stessi artisti così come previsto dai loro contratti. "In occasioni saltuarie (un caso rilevante è quello dei Kings Of Leon), abbiamo allocato quantità considerevolmente maggiori su tutte le piattaforme per diluire il prezzo e mitigare le speculazioni. Molto più spesso abbiamo messo in commercio biglietti a valore inferiore a quello nominale come modalità di prezzo dinamico".

Latham ricorda un meccanismo ben noto: pochi minuti dopo la comparsa dei biglietti dei maggiori eventi sui siti ufficiali di vendita elettronica questi vanno esauriti per poi ricomparire a centinaia sui siti di secondary ticketing. "Qualsiasi semplice teoria avanzata da funzionari governativi secondo cui questo è un mercato libero e la gente dev'essere messa in condizioni di vendere i suoi biglietti se non ha modo di partecipare a un evento è spazzata via dal fatto che più del 70 % dei biglietti vengono postati online da power sellers che non hanno alcuna connessione con il music business se non il fatto di essere abbastanza scafati sul piano tecnologico da conquistarsi l'accesso a mazzette sostanziose di biglietti".

"In alcune circostanze", spiega Latham, i rivenditori "pubblicano dei 'futures' battendo all'asta biglietti che non hanno materialmente in mano: se riescono a ottenere un prezzo abbastanza alto, è il loro ragionamento, saranno in grado poi di trovare biglietti veri a un prezzo minore da recapitare al consumatore. In caso contrario, non danno al cliente quanto promesso e spariscono nell'etere. Get Me In, Viagogo e Seatwave, quanto meno, offrono garanzie ai clienti cui forniscono biglietti. Ma ci sono molti altri siti scellerati che sfruttano la loro mancanza di infrastrutture e di costi fissi per comprare ad-word su Google e spingere fan disperati e ignari verso un'estorsione virtuale".

La soluzione? Latham ricorda che "esiste la tecnologia per rendere più difficile la rivendita dei biglietti, con codici a barre non trasferibili al posto dei tagliandi fisici, anche se al momento questo sistema può non essere particolarmente soddisfacente per il cliente, soprattutto sul luogo dove si svolge il concerto. "Le società di ticketing che collaborano da molti anni con i gestori dei locali e i promoter (....) miglioreranno la sicurezza, sia nei riguardi dei parassiti che della distribuzione dei biglietti, ma i costi di sviluppo necessari possono essere enormi e talvolta difficili da giustificare nel momento in cui il settore continua a perdere soldi a causa della mancanza di una legislazione di supporto".

Premesso che al consumatore non interessa acquistare un biglietto di prima o di seconda mano, purchè a un prezzo che è disposto a pagare, Latham ritiene che "se vogliamo mantenere i prezzi a livelli accessibili cosicché il nostro pubblico non sia composto solo da gente che va ai concerti perché sono occasioni mondane ed eventi di moda, dobbiamo trovare un modo di tenere i soldi nell'ambito dell'industria. Dobbiamo fare in modo che chi desidera pagare una somma extra per un biglietto finanzi chi non se lo può permettere, i fan che sono la maggioranza e la linfa vitale della nostra industria della musica dal vivo".

    "Un business parassitario di approfittatori che non investono nulla nella musica". Così Paul Latham, chief operating officer di Live Nation Entertainment, definisce in un intervento ospitato dal sito del settimanale Music Week le imprese che prosperano sul mercato della rivendita dei biglietti (il cosiddetto secondary ticketing ).

    "Da anni", scrive Latham, "i promoter sostengono che il secondary ticketing ha bisogno di essere disciplinato per legge". La crescita rampante del mercato secondario, spiega, "crea problemi enormi a chi ha un interesse di lungo termine nella stabilità finanziaria del settore. Se questo bagarinaggio altamente tecnologico si impone senza controlli, come faranno coloro che hanno interessi in gioco a tenerlo a bada o ad assicurarsene una fetta? Perché gli artisti che mettono in gioco la loro creatività, o i promoter che rischiano milioni in fideiussioni e garanzie, non dovrebbero cercare di sfruttare questa zona grigia del mercato?".

    Latham spiega che Live Nation UK colloca direttamente sul mercato secondario meno dell'1 % dei biglietti che gestisce appoggiandosi alle maggiori piattaforme del settore, principalmente su richiesta dei manager e degli agenti degli stessi artisti così come previsto dai loro contratti. "In occasioni saltuarie (un caso rilevante è quello dei Kings Of Leon), abbiamo allocato quantità considerevolmente maggiori su tutte le piattaforme per diluire il prezzo e mitigare le speculazioni. Molto più spesso abbiamo messo in commercio biglietti a valore inferiore a quello nominale come modalità di prezzo dinamico".

    Latham ricorda un meccanismo ben noto: pochi minuti dopo la comparsa dei biglietti dei maggiori eventi sui siti ufficiali di vendita elettronica questi vanno esauriti per poi ricomparire a centinaia sui siti di secondary ticketing. "Qualsiasi semplice teoria avanzata da funzionari governativi secondo cui questo è un mercato libero e la gente dev'essere messa in condizioni di vendere i suoi biglietti se non ha modo di partecipare a un evento è spazzata via dal fatto che più del 70 % dei biglietti vengono postati online da power sellers che non hanno alcuna connessione con il music business se non il fatto di essere abbastanza scafati sul piano tecnologico da conquistarsi l'accesso a mazzette sostanziose di biglietti".

    "In alcune circostanze", spiega Latham, i rivenditori "pubblicano dei 'futures' battendo all'asta biglietti che non hanno materialmente in mano: se riescono a ottenere un prezzo abbastanza alto, è il loro ragionamento, saranno in grado poi di trovare biglietti veri a un prezzo minore da recapitare al consumatore. In caso contrario, non danno al cliente quanto promesso e spariscono nell'etere. Get Me In, Viagogo e Seatwave, quanto meno, offrono garanzie ai clienti cui forniscono biglietti. Ma ci sono molti altri siti scellerati che sfruttano la loro mancanza di infrastrutture e di costi fissi per comprare ad-word su Google e spingere fan disperati e ignari verso un'estorsione virtuale".

    La soluzione? Latham ricorda che "esiste la tecnologia per rendere più difficile la rivendita dei biglietti, con codici a barre non trasferibili al posto dei tagliandi fisici, anche se al momento questo sistema può non essere particolarmente soddisfacente per il cliente, soprattutto sul luogo dove si svolge il concerto. "Le società di ticketing che collaborano da molti anni con i gestori dei locali e i promoter (....) miglioreranno la sicurezza, sia nei riguardi dei parassiti che della distribuzione dei biglietti, ma i costi di sviluppo necessari possono essere enormi e talvolta difficili da giustificare nel momento in cui il settore continua a perdere soldi a causa della mancanza di una legislazione di supporto".

    Premesso che al consumatore non interessa acquistare un biglietto di prima o di seconda mano, purchè a un prezzo che è disposto a pagare, Latham ritiene che "se vogliamo mantenere i prezzi a livelli accessibili cosicché il nostro pubblico non sia composto solo da gente che va ai concerti perché sono occasioni mondane ed eventi di moda, dobbiamo trovare un modo di tenere i soldi nell'ambito dell'industria. Dobbiamo fare in modo che chi desidera pagare una somma extra per un biglietto finanzi chi non se lo può permettere, i fan che sono la maggioranza e la linfa vitale della nostra industria della musica dal vivo".

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