Concerti, Hives: la recensione del live di Milano

Concerti, Hives: la recensione del live di Milano

Ci sono band che pur suonando insieme da quasi vent’ anni sono capaci di andare oltre. Superano le difficoltà del music business, della vita, del tempo che passa, conservando intatto lo spirito che proprio anni addietro li fece incontrare e decidere di mettere su un gruppo. Gli Hives sono proprio una di queste band, divertenti e divertite, in grado di salire sul palco e portare con sé l’animo goliardico ed irriverente che li fece debuttare ad una festa del liceo nella loro Svezia, scanzonati e sopra le righe, proprio come ha raccontato Pelle in una intervista al nostro sito. Divisa d’ordinanza, ovvero smoking con tuba, i cinque scandinavi hanno intrattenuto il pubblico dell’Alcatraz con musica e gag per diciotto canzoni, ben miscelate tra brani del passato e nuovi pezzi tratti dall’ultimo “Lex Hives”, già presentato in parte allo scorso “Rock in IdRho”.



A riempire l’attesa per il live dei cinque svedesi ci hanno pensato i Bronx, hardcore band di Los Angeles, che scalda il pubblico con poderose schitarrate e melodie ad alto tasso di rock. Gli Hives fanno il loro ingresso trionfale, puntualissimi. Accompagnati da una sigletta e dalla luce ad intermittenza della scritta con il loro nome in fondo al palco, il gruppo attacca subito con “Come on”, seguita da “Try it again”, che insieme a “Take back the toys”, fanno carburare Pelle e soci. “Questa sera ci siamo noi sul palco, gli Hives”, urla il cantante in italiano. “La città della Madonnina”, come la chiama l’artista, risponde con calore non solo a questo saluto, ma a tutti i siparietti del gruppo. Incalzano “1000 answers”, “Main offender” e “Walk idiot walk”, uno dei cavalli di battaglia della band, tra le più cantate della serata. Prodezze degne di nota sono quelle del chitarrista/solista Nicholaus Arson, che si avvicina spesso al pubblico, manda baci e lancia plettri con la bocca. Il ritmo comincia a farsi sempre più sostenuto, e iniziano a volare oggetti di vario tipo sul palco: rose, felpe, scarpe e persino un reggiseno. Un’atmosfera da concerto rock “vecchio stile”. “Io sono il vostro re questa sera”, grida alla folla Pelle, sudatissimo, come tutti gli altri componenti della band. Ci vuole coraggio ed un certo fisico per suonare in camicia e doppio petto.

La scaletta è davvero densa: “My time is coming”, “No fun intended”, “Wait a minute” e “Die alright” contribuiscono al pogo, calibrato e senza feriti, dei ragazzi sotto il palco, che il “tarantolato” chitarrista incita con smorfie e stage diving. Pelle sfoggia ancora un po’ di italiano: “Amate gli Hives?”, “Allora, fate casino” e coinvolge una fan come traduttrice improvvisata. “Hate to say I told you so”, tra le più cantate del live, “Abra cadaver” e “Patrolling days” chiudono la parte più corposa del concerto. Incitati, gli Hives ritornano per regalare al loro pubblico atri tre brani: “Go right ahead”, “Insane” e la chiusura “con il botto”: “Tick tick boom”, durante la quale Pelle riesce a far sedere la platea. Il frontman presenta i musicisti, che hanno suonato senza mai perdere vigore, dando prova che vent’ anni di musica alle spalle ci sono. Chitarre ben calibrate e una nota di merito al batterista, che con i suoi colpi ben assestati ha saputo tener testa a Pelle, vero showman. “Alla fine del concerto, anche chi non ama gli Hives li amerà, ho la sfera magica”, ha detto il cantante ad un certo punto del live. La palla di cristallo pare proprio aver funzionato.

(Rossella Romano)

SETLIST

“Come on”
“Try it again”
“Take back the toys”
“1000 answersz”
“Main offender”
“Walk idiot walk”
“My time is coming”
“No fun intended”
“Wait a minute”
“Die alright”
“I want more”
“Want be long”
“Hate to say I told you so”
“Abra cadaver”
“Patrolling days”
“Go right ahead”
“Tick tick boom”

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