Pirateria on-line: Audiogalaxy fa il mea culpa e si 'arrende' alle major

Pirateria on-line: Audiogalaxy fa il mea culpa e si 'arrende' alle major
La società di Austin, Texas, ha ammainato la bandiera di “pirata” del Web, accettando le condizioni imposte dall'industria musicale senza che ci fosse bisogno di proseguire in tribunale la contesa sul “file sharing” illegale: stop immediato, dunque, alla circolazione in rete di brani scambiati dagli utenti in barba alle leggi sul copyright (flusso che Audiogalaxy è in grado di controllare, poiché – come Napster – gestisce il sistema attraverso una serie di server centralizzati), e in più corresponsione di una somma, che i beneficiari definiscono “sostanziosa”, a risarcimento delle violazioni compiute in passato.
Si chiude così, più repentinamente e facilmente di quanto fosse forse lecito immaginare, una delle cause “pilota” intentate (lo scorso mese di maggio, vedi news) dalle associazioni dei discografici e degli editori musicali USA, RIAA e NMPA, contro uno dei più popolari servizi musicali “peer to peer” presenti in rete. Questo significa che d'ora in poi tutti i brani distribuiti sui server di Audiogalaxy verranno “filtrati”, e cioè dovranno essere autorizzati preventivamente sia dalle etichette che dagli editori che ne detengono i diritti.
“Dovrebbe funzionare come un campanello d'allarme per gli altri network che incoraggiano la copia non autorizzata”, ha commentato a proposito dell'accordo extragiudiziale il combattivo presidente della Recording Industry Association of America, Hilary Rosen. “E il messaggio è chiaro”, ha aggiunto il presidente della National Music Publishers' Association Edward P. Murphy: “Non c'è spazio su Internet per servizi che sfruttano le opere creative senza un'adeguata compensazione”. Grokster, KaZaA e gli altri servizi “open source” che lasciano in mano agli utenti la gestione dell'intero sistema di scambi in rete saranno altrettanto arrendevoli?
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