The Observer 2012: l'intervista e la recensione di King of The Opera

The Observer 2012: l'intervista e la recensione di King of The Opera

Arrivati all’ultimo appuntamento di The Observer con King of the Opera, dopo avervelo presentato, fatto ascoltare qualche suo brano, e parlato - bene, perché ci stava tutto - dell’album “Nothing outstandind”, non ci resta che pubblicare l’intervista virtuale che abbiamo realizzato con Alberto Mariotti, mente del progetto nonché songwriter toscano che fino a quest’estate era meglio conosciuto come Samuel Katarro: “Il passaggio da Katarro ai King of the Opera è accaduto per questioni prettamente artistiche”, racconta Mariotti a Rockol, “Dopo aver ascoltato i provini di questo ‘Nothing outstanding’ abbiamo percepito un cambio sostanziale sia sotto il profilo musicale che su quello emotivo. Le canzoni avevano un carattere più introverso ed erano totalmente prive di quello spirito ironico/goliardico/giocoso presente in molti passaggi di Samuel Katarro, così ci abbiamo pensato un po’ e abbiamo preso questa decisione traendo spunto proprio da un verso di un brano registrato in questi provini (in seguito scartato dalla scaletta definitiva) in cui dicevo di essere il ‘King of the Opera’. Sono state le canzoni a suggerirmi l’idea e a fornirmi il coraggio di realizzarla, in tutto e per tutto”.
E come sono nate, le canzoni? “La prima fase, quella delle ‘bozze’ è avvenuta in completa solitudine così come era stato per i dischi di Samuel ma questa volta la fase di arrangiamento è stata molto più collettiva e già dalle prime prove le canzoni stavano assumendo forme diverse e inaspettate”, ci racconta l’artista, “Il lavoro è stato lungo, impegnativo ma anche molto coinvolgente e le idee messe sul piatte erano talmente tante e a volte contrastanti che alcuni pezzi come ‘Nothing outstanding’, ‘Nine-legged spider’ e ‘Pure ash dream’ sono stati quasi completamente sconvolti risultando irriconoscibili rispetto alla primissima versione”.



Le atmosfere musicali del progetto King of the Opera sono diverse rispetto a quelle che hanno invece caratterizzato Samuel Katarro: “Nessun pezzo è stato scritto in funzione di un nuovo progetto, erano semplici canzoni che col tempo hanno mostrato un’anima decisamente differente, quasi opposta, rispetto alle alle cose passate. In particolare ‘The Halfduck Misery’, che doveva essere la title-track del disco precedente è stata incisa soltanto adesso perché all’epoca non riuscimmo a trovarle la veste giusta che poi, come spesso accade, si è rivelata essere la più semplice e minimale possibile. E’ anche la canzone di questo album che preferisco. Un altro brano, ‘Worried About’, è stato invece uno dei pezzi più complicati da gestire perché nonostante sia uno dei brani più diretti e dichiaratamente pop dell’album è anche uno dei più difficili da eseguire. Il riff di chitarra mi era stato ispirato da certe cose del David Grubbs meno avanguardistico tipo quello di ‘A guess at the riddle’ ma poi, come spesso succede, il risultato è decisamente diverso e più vicino a un certo pop inglese”.
Come nascono le canzoni di Alberto Mariotti? “Il 90% delle volte scrivo lo scheletro del pezzo girando attorno a una linea melodica definita che spesso è proprio la linea vocale, poi propongo il brano a Simone e Francesco fino a trovare tutti insieme l’arrangiamento giusto. Per questo disco le liriche mi sono state suggerite proprio dalla particolare atmosfera musicale che si era venuta a creare per ogni singolo pezzo, nel caso di ‘Pure Ash Dream’ ho completamente riscritto le liriche una volta che l’arrangiamento iniziale era stato sostituito da un altro che aveva destabilizzato la canzone lasciando inalterata soltanto la linea vocale, per questo nella versione finale la melodia risulta quasi estranea all’impianto armonico sullo sfondo”.
“Nothing outstanding” risulta, passaggio dopo passaggio, un album eterogeneo, ricco di stili musicali ma molto diretto ed immediato: “All’epoca di ‘Beach Party’ ascoltavo tantissimo rock alternativo americano, dalla new wave di fine ’70 a quello che chiamano post-rock, in realtà entrambi i generi che ho citato non sono ben catalogabili in uno stile troppo definito ma accomunano anche cose molto differenti tra loro. Forse è anche per questo che i miei dischi sono sempre molto densi di riferimenti sulla carta anche inconciliabili ma che in fin dei conti fanno parte di me e di ciò che ho interiorizzato nel corso degli anni. In ‘Nothing outstanding’ ad esempio ci sono dei richiami piuttosto diretti a celebri compositori di colonne sonore come Badalamenti, Carpenter o Morricone”.

Per Rockol The Observer venerdì 30 novembre è stata pubblicata anche la recensione del nnuovo album di King of the Opera: leggila qui.

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