NEWS   |   Pop/Rock / 12/06/2002

Robert Plant: io, le gambe di Elton John e il culo di Kylie Minogue

Robert Plant: io, le gambe di Elton John e il culo di Kylie Minogue
Il microfono emette uno strano rumore; così fastidioso che Robert Plant è costretto a saltare giù dalla sedia con un balzo, dove poco prima si era appollaiato con le gambe piegate come quelle di una rana, con gli stivali di pitone pressati sul velluto dell'imbottitura: “One, two, check! Check! Check! Potrei andare avanti in questo modo per delle ore!”, strepita dentro l'amplificatore, mentre con una mano schiaccia pulsanti e muove interruttori colorati. Robert Plant, “Percy” per gli amici, tra poco partirà per la Svizzera. Ce lo dice subito affrettando le domande che non arrivano, oscillando le braccia come un ventaglio e battendo l'indice sul polso, contro un orologio immaginario. Robert aspetta senza sapere che qualcuno, tra i presenti accorsi per ascoltarlo raccontare del suo nuovo disco realizzato con gli Strange Sensation, “Dreamland”, è emozionato. E ha perso le parole. Perché per lui il passato è solo un bel ricordo, e niente di più: “L'idea di riproporre vecchie canzoni”, spiega mentre un paio di occhiali da vista che gli penzolano al collo ne tradiscono l'età, “mi era venuta da tempo. Ho detto che non sarei mai più stato in grado di scrivere una nuova canzone e ho creduto che il mio contributo alla musica popolare fosse terminato. Non mi piaceva il modo in cui la musica moderna si stava evolvendo e ho pensato che la bellezza di ciò che ascoltavo tanto tempo fa fosse la mia migliore compagna. 'Purtroppo' sono ancora pazzamente innamorato della musica. In quelle canzoni si respira la vita. Sento la stessa passione nella musica africana, in certi musicisti che suonano senza chiedersi perché, come i Tinariwen, un gruppo di Mali. O nei Primal Scream: loro hanno mantenuto un certo spirito e sono genuinamente pazzi. I Led Zeppelin? E' stata una bellissima esperienza. Ma se devo dire la verità, ciò che più di tutto voglio a questo punto della mia carriera, è il numero di telefono di Kylie Minogue. E un culo come il suo, ovviamente”.
Qualche anno fa, in prima fila ad un suo concerto con i Priory Of Brion, c'era una ragazza bionda, come lui. Aveva quasi diciotto anni e strillava forte il suo nome. Le generazioni cambiano, ma qualcuno riesce ancora a innamorarsi di un personaggio come Robert Plant e del modo in cui ha interpretato la figura del “rock 'n' roll man”. Oggi l'espressione che ha negli occhi non è più la stessa di quando cantava sul palco con i Led Zeppelin e le diciottenni di allora si scioglievano sentendolo sussurrare “spremi il mio limone fino a quando il succo non mi scorre lungo la gamba”. Nella stanza, però, nessuno sta gridando. Non c'è tempo. “Il successo è un circolo vizioso”, racconta dopo aver zittito con la mano un giornalista. “Alcune persone hanno successo ma non sono molto in gamba, pur avendo a disposizione delle buone canzoni. Altri hanno successo ma non sono in grado di sopportarlo, e così si gettano via. Altri ancora hanno un successo duraturo, come Johnny Cash o Elton John. Ma per quanto mi riguarda, non prendo nemmeno in considerazione certe regole che, a volte, si sente il bisogno di spezzare: la mia carriera non è un dramma, né un dolore. Mi ha fatto semplicemente capire che il tempo è così prezioso. Dormire qui la scorsa notte per me ha significato pensare a cosa avrebbe comportato venire qui per parlare del mio disco: perché ho una vita. E dormire in questo posto e prepararmi per il giorno dopo, quando sei vecchio, significa spendere molto del tuo tempo. La regola più importante per me è credere nella mia musica. Questo è infinitamente più importante del successo”. Dopo aver scherzato sulla massa taciturna seduta di fronte chiedendo al suo interprete se “sul lato destro della stanza ci fosse effettivamente qualcuno”, non te lo aspetteresti mai così serioso. Eppure partecipare a una conferenza stampa in compagnia di Robert Plant è un'esperienza bizzarra o, al massimo, simile a una discussione con un amico sincero, in cui inaspettatamente emergono sensazioni che si erano dimenticate. Cosa importa se oggi Robert non entra più nei jeans che amava indossare prima dei concerti con gli “Zep”, e i capelli biondi si sono ingrigiti. A sentirlo cantare brani come “Morning dew” di Tim Rose, o le inedite “Last time I saw her” e “Red dress”, ci si scorda anche di quello. In fondo il tempo è impietoso con tutti. Basta sfogliare una qualsiasi rivista per rendersi conto che c'è chi sta peggio. Per esempio Sir Elton John che, come lui, poco o nulla fa per nascondere la sua passione per il calcio. Anni fa lo si vedeva spesso, Elton, rigorosamente in giacca e cravatta, sui campi erbosi nei pressi di Londra a dirigere il Watford, squadretta di serie B del quale era presidente. Altrove, Percy era impegnato a dirigere i Wolverhampton Wanderers, che con poca fortuna dovettero scontrarsi con la squadra del baronetto di Pinner. Ma il resto, diventerà leggenda: “Io odio il calcio!”, sbotta subito, tra le risa generali. “Perché ho passato tutta la mia vita a piangere, guardando la mia inutile squadra. Sono spazzatura. Mio figlio, che ha 10 anni, si è dato al tennis e si rifiuta di venire con me a vedere gli incontri. Non me ne frega nulla dell'Inghilterra. Io mi preoccupo della mia squadra, il Wolverhampton. Ce la stava quasi facendo, ad arrivare in serie A, ma alla fine si è fottuto da solo. Certo, a furia di comprare centrocampisti scozzesi, non andremo da nessuna parte. La gente quando mi incontra per strada mi ride in faccia. E' una posizione così scomoda che ho persino avuto problemi con le mie erezioni. Ma le cose, adesso, vanno meglio”, continua imperterrito. Diverso tempo fa, durante un'intervista televisiva nella quale sfoggiava la sciarpa del suo team, l'intervistatore gli chiese che cosa preferisse tra sesso, droga o rock 'n' roll. Dopo un attimo di esitazione, la risposta fu chiara: “Football”. Sarà per i problemi con il suo bassoventre, ma a Robert Plant lo spirito non manca. Soprattutto quando si tratta di tirare in ballo alcuni illustri e paffuti colleghi: “Negli anni '70 giocavo a calcio con Elton John e Rod Stewart. Non eravamo molto bravi. La gente però accorreva per farsi quattro risate. Con Elton ho giocato parecchie volte. Aveva delle gambe così grasse che, quando correva, la palla gli si incastrava da qualche parte, tra le cosce. Poi cadeva. Ecco, queste cose non le faccio più”. Nemmeno per il cellulare di Kylie Minogue.
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