Concerti, Alt-J: la recensione del live di Roma

Concerti, Alt-J: la recensione del live di Roma

Triangoli, tassellare, Mandela boys. "Ma che stanno a dì sti ragazzetti?", si direbbe a Roma. In effetti anche perfino per me, Aldo Zimmer, che romano non sono ma vengo dal mare del nord, il gergo di questi Alt-J suona un po' strano. Non è una questione di nord o sud Italia, di leghisti o non leghisti. Ma di complessità linguistica e sintattica che ruota attorno a questa band.
Se dico che al gruppo inglese piace fare le cose in modo ricercato, i maligni direbbero artificioso, non scopro mica nulla. Eppure, eppure dobbiamo cominciare subito con gli eppure.
Eppure gli Alt-J sono bravi, riescono a piacere sia alla critica che al pubblico. E hanno vinto il Mercury Prize, che nel Regno Unito ha un certo peso. Del resto, basta vedere come hanno riempito il Circolo degli Artisti, dichiarato sold out già da settimane, per capire che hanno qualcosa da dire. E che sanno fare del pop sofisticato, come dicevamo prima, ma di ottima fattura.
Sono quasi le undici, un po' tardi a dirla tutta, quando i quattro inglesi, faccia giovane e aria da secchioni, salgono sul palco. Ad aprire le danze c'è "Intro", un piccolo crescendo quasi tutto strumentale ideale per scaldare i motori. Poi, il primo colpo da k.o. con la doppietta "Interlude I/Tessellate". Gran pezzo, gran tiro. Triangoli musicali dispersi nell'aria. Joe Newman, chitarra e voce del gruppo, canta (bene) proprio come sul disco. Gus Unger-Hamilton, alla tastiera, lo aiuta nei cori e sembra essere il vero cervello di questo gruppo.
Gli arrangiamenti complessi del disco d'esordio "An awesome wave" dal vivo sono restituiti con brillante fedeltà. E anche con quel pizzico in più di energia che non guasta mai. Gli scienziati del suono, faccia giovane ma occhio lungo, tengono il palco con autorità e snocciolano tutti i pezzi migliori del repertorio: "Something good", la splendida "Dissolve me", la dolce "Matilda", che parte del pubblico canta a squarciagola, e soprattutto l'energica "Breezeblocks", il momento migliore del concerto.
Dopo i tanti applausi, l'unico bis con l'intima "Hand-Made" e l'arabeggiante "Taro". Un concerto breve, solo un'ora e un quarto, ma intenso.
Bravi davvero, questi Alt-J. Difetti? Forse la ripetitività della voce, a tratti. Forse qualche momento eccessivamente pop, come "Matilda". Ma sto guardando il pelo nell'uovo. Insomma, spero di rivederli presto. Nella capitale o dovunque mi capiti. E punto un obolo su di loro. Il talento c'è. Li aspetto al varco per il secondo disco, che come dice la vulgata, è sempre il più difficile. Dal vivo invece sono promossi a pieni voti.

(Aldo Zimmer)

Setlist

Intro
Interlude I
Tessellate
Something good
Dissolve me
Fitzpleasure
Slow dre
Matilda
Interlude II
Bloodflood
Ms
Breezeblocks

Encore

Hand-Made
Taro

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