Esplode il mercato pirata, ma l'IFPI assicura: 'Non vogliamo cancellare il CD-R'

Il mercato discografico “ufficiale” è in ginocchio ma le vendite di dischi pirata, per contro, proseguono al galoppo dando ragione a chi sostiene che il consumo di musica nel mondo non conosce flessioni.

Non è una grossa sorpresa per nessuno, ma certo i dati diffusi nelle ultime ore dall’IFPI (la federazione internazionale dell’industria discografica) restano impressionanti: nel 2001, ultimo periodo di rilevazione, i “falsi” in circolazione sul mercato hanno raggiunto il loro vertice storico, 950 milioni di pezzi, grazie soprattutto alla continua espansione dei CD-R che rappresentano ormai quasi la metà dei prodotti musicali illegali diffusi nel mondo (450 milioni di unità).
Il giro di vite che le unità antipirateria dell’industria hanno dato un po’ ovunque in collaborazione con le forze locali di polizia è servito ad arginare il fenomeno ma solo fino ad un certo punto, se è vero che il mercato illegale della musica registrata continua a crescere (circa il 5 % nel 2001) e vale oggi non meno di 4,3 miliardi di dollari.
Due supporti venduti su cinque nel mondo, secondo l’IFPI, sono oggi rappresentati da CD e cassette contraffatti; i pirati del disco controllano il 90 % del mercato in paesi come la Cina, mentre altre nazioni, come la Russia, sono diventati una meta privilegiata dei contraffattori man mano che le centrali illegali di produzione dislocate in paesi limitrofi come l’Ucraina e la Bulgaria vengono smantellate.

In forte crescita, naturalmente, risulta anche lo scambio non autorizzato di musica su Internet, che l’IFPI considera alla stregua della pirateria tradizionale: da una ricerca effettuata il mese scorso risulta che almeno tre milioni e mezzo di persone nel mondo si connettono in ogni momento della giornata per scaricare illegalmente musica dalla rete; solo nel 2001 la federazione e le sue affiliate locali hanno fatto chiudere oltre 1000 server per il file sharing e 28 mila siti Internet e FTP (File Transfer Protocol) che consentivano la circolazione non autorizzata di musica, cancellando dal Web 700 milioni di file audio illegali.

Illustrando i risultati della loro indagine in una conferenza stampa, i portavoce dell’IFPI hanno invocato ancora una volta leggi e sanzioni più dure nei confronti dei produttori e commercianti abusivi (molti dei quali legati ad organizzazioni internazionali di fabbricazione e di smercio), impegno sistematico da parte delle forze di polizia e dei giudici e procedure di controllo più rigorose nei confronti degli impianti di duplicazione (responsabili al 50 % della produzione di dischi contraffatti, mentre il resto proviene da laboratori e magazzini privati).

“Ma non vogliamo mettere fuori legge i CD-R”, ha assicurato il presidente dell’associazione Jay Berman smorzando i toni di recenti polemiche con i produttori di hardware e software per la duplicazione come Philips; “in sé, un CD vergine è un prodotto del tutto valido e legale”. .

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