Casa del Vento: 'Nel nuovo disco tutti gli insegnamenti di Patti Smith'

Casa del Vento: 'Nel nuovo disco tutti gli insegnamenti di Patti Smith'

Patti Smith ha spalancato una porta. Convocando il gruppo dei fratelli Lanzi alle sedute di registrazione del suo ultimo album "Banga" (e salendo sul palco con loro), la sacerdotessa di Chicago ha impartito la sua benedizione alla Casa del Vento: cosicché il settimo album del gruppo aretino, appena uscito per Mescal e promosso in questi giorni con alcune esibizioni nei punti vendita Fnac (dopo Milano e Roma domani, 30 novembre, tocca a Firenze e sabato a Torino), è stato circondato da attenzioni mediatiche inusuali. Merito di quell'incontro magico, riconosce il cantante, chitarrista e banjoista Luca Lanzi, che ha segnato nel profondo l'evoluzione di "Giorni dell'Eden": "Incontrarla è stata un'esperienza fortificante, un'iniezione di autostima. Ma ci ha anche indotti a qualche scelta artistica diversa dal solito". In che senso? "Stavolta abbiamo lavorato più per immagini, per metafore, per concetti. Abbiamo voluto fare un disco che si presentasse diverso già dalla copertina, molto più conciso e raccolto. Siamo sempre stati inquadrati come un gruppo di 'combat folk'. Non che ci dispiaccia, ma Patti ci ha insegnato che le etichette non esistono, e che la musica è un linguaggio universale. Lei è molto brava a sviluppare melodie diverse partendo dagli stessi giri di accordi, con quel modo recitante che le è proprio. E questo influsso si percepisce in alcune delle nostre nuove canzoni. In 'Rose di marzo', con quella parte finale cantata in inglese da Francesco Chimenti dei Sycamore Age (e figlio d'Andrea). O ne 'La croce su di te', che richiama esplicitamente la sua 'Southern cross': un pezzo che si basa su una visione laica del concetto di salvezza e di redenzione che traspare in tutto l'album".

C'è un filo robusto, spiega Lanzi, a legare le canzoni di "Giorni dell'Eden": "Anche nelle canzoni d'amore: di qui la scelta di rifare 'Just breathe' dei Pearl Jam, un pezzo sulla difficoltà di comunicare il sentimento amoroso e sul desiderio di mettersi al riparo da ciò che ci circonda. E' una bellissima ballata, di grande atmosfera. E che sia nata da una traccia scritta per 'Into the wild', un film che a sua volta esprime un disagio e la ricerca di un altrove in cui scoprire se stessi, ci è sembrato in linea con il tema dell'album: la voglia di salvarsi dalla crisi, non solo economica ma anche di valori, che ci attanaglia".

Latitano, stavolta, gli slogan, e i commenti alla situazione sociopolitica restano più sottotraccia: nonostante alcune canzoni affrontino temi forti come il ruolo cruciale dell'istruzione ("La parola rende uguali") o la Primavera Araba ("Hurriya"). "E' vero. Anche se è chiaro che le braccia troppo stanche di cui cantiamo in 'Giorni dell'Eden' sono quelle dei lavoratori e degli sfruttati. La canzone ispirata all'insegnamento di Don Milani non nasce per caso: nella vita di tutti i giorni faccio il maestro elementare. Sono stato anche a Barbiana e continuo a pensare che forse cultura e sapere possono ancora darti la possibilità di evolvere e di avere qualche prospettiva nella vita: tema quanto mai di attualità, oggi che si parla di tagli alla scuola pubblica".

"Hurriya", invece, è il pezzo più ritmico, "urbano" del disco... "Una volta ne avremmo fatto un arrangiamento in stile etnico. Stavolta invece abbiamo privilegiato il basso, la batteria e le chitarre elettriche. Con un intervento assolutamente spontaneo di Youss Yakuza, un rapper marocchino molto promettente che vive dalle parti di Reggio Emilia e che lo ha improvvisato dieci minuti prima di registrare. Abbiamo cercato di eliminare dal disco ritmiche tipicamente folk e Irish, privilegiando anche nelle ballate i suoni del rock, dando molto spazio al pianoforte, usando poco la fisarmonica, includendo il dobro e la steel guitar che il nostro chitarrista Riccardo Dellocchio aveva suonato anche in 'Constantine dream'. Ci siamo voluti avvicinare in qualche modo al mondo dei R.E.M e di Ben Harper, a un suono molto sanguigno e molto roots".

Con un elemento di continuità rispetto al passato: la voglia di aprirsi alla collaborazione, che stavolta ha portato in studio, oltre a Francesco "Fry" Moneti dei Modena City Ramblers (ormai membro aggiunto della Casa), il braccio destro della Smith Lenny Kaye, Violante Placido aka Viola e Daniele Sanzone degli A67 nel singolo "L'inferno e la bellezza". "Con loro c'è grande sintonia. Arrivano da una realtà sociale, quella di Scampia, molto difficile, alcuni componenti del gruppo sono precari o devono fare altri lavori per campare: anche se sono più giovani di noi, mi rivedo in loro. Un artista ospite serve a darti qualcosa che tu non sei in grado di fare, e le collaborazioni di questo disco sono tutte abbastanza pensate: man mano che i pezzi si evolvevano sentivamo l'esigenza di coinvolgere qualcuno. Chimenti ha una musicalità molto psichedelica, ricorda molto Jeff Buckley e anche suo padre Tim e ha una fama di artista 'demoniaco' per la sua capacità di scavare a fondo nell'anima. Non sarei mai riuscito a tirare fuori un'interpretazione come la sua. E quello che abbiamo inciso con Violante, 'Icarus', è un pezzo dal punto di vista femminile, più poetico, ancora con una parte finale in inglese: un altro tentativo di staccarci dal nostro stereotipo. La Casa del Vento è una struttura aperta, l'esperienza con Patti Smith ci ha ricordato anche che nella scena indie italiana ci sono troppe barriere, troppi autocompiacimenti quando la cosa importante sarebbe suonare insieme, condividere, collaborare, costruire ponti invece di mettersi in competizione. Qui, appena uno riceve un complimento si monta la testa... Mentre Patti, con noi, non si è fatta nessun problema, non ha fatto calcoli: ha solo pensato a emozionarsi con la musica. In futuro vorremmo registrare un disco dal vivo e invitare sul palco tutti quelli hanno incrociato le nostre strade: siccome molti di loro sono donne - Giovanna Marini, Elisa, Paola Turci, Ginevra Di Marco - potrebbe essere interessante sviluppare il tema della condizione femminile includendo nel progetto un paio di inediti. Magari la prossima primavera, per uscire almeno tra un anno. Ora dobbiamo pensare al disco nuovo". Con quali speranze? "Quella di essere presi sul serio, di essere considerati per quel che valiamo. Di trovare una stabilità professionale, fare regolarmente concerti". E la Smith? L'ha già sentito il disco? "Non ancora, ovviamente glielo faremo avere. So che deve venire in Italia ad aprile... Con lei lasciamo che le cose vadano come devono andare. Se ci sarà occasione sono sicuro che faremo altre cose insieme".

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