Un disco made in USA (e venduto su Internet) per la promessa Lara Martelli

Un disco made in USA (e venduto su Internet) per la promessa Lara Martelli
Sarà la crisi che obbliga tutti a ripartire da zero rimettendo in discussione regole e credenze consolidate, ma sembra che circoli aria nuova, ultimamente, sulla scena musicale italiana: e così può capitare che un’artista romana semisconosciuta, sotto contratto con una piccola etichetta indipendente, vada a registrare il suo nuovo album nientemeno che ai Southern Tracks Studios di Atlanta (gli stessi dove, dopo Pearl Jam, Dylan e Rage Against The Machine, si è rifugiato nei mesi scorsi Bruce Springsteen per incidere le sue nuove canzoni con la E Street Band), giri sul posto – con una puntata nella vicina New Orleans – un videoclip per il suo prossimo singolo e decida di vendere il disco fresco di stampa, al prezzo di "lancio" di 13 €, in esclusiva sul Web (dove sta per debuttare con un sito tutto suo, www.laramartelli.it). Senza passare da Sanremo e neppure (almeno per ora) attraverso i sistemi tradizionali di distribuzione, e resistendo – a quanto si racconta - alle lusinghe di più di una major: in base ad un principio di crescita graduale e “dal basso” che comincia ad imporsi come modello alternativo e che sembra riportare ad altre stagioni della discografia.
Si potrà discutere se si tratta di scelte obbligate o di strategie oculate: ma intanto Lara Martelli, romana, 25 anni, cantautrice dal curriculum movimentato (cinema, televisione - a TMC2 -, dischi come il singolo “Non è”, piccolo successo radiofonico della passata stagione) rientra nel novero ristretto di quelli che creano un precedente. Intorno al suo album “Orchidea porpora”, pubblicato in questi giorni, si è creato un affiatato team di lavoro pilotato dal produttore Pier Paolo Palumbo (direttore artistico della neonata etichetta InOut, che l’ha messa sotto contratto, e della Win With Wit, la società che cura il management di artisti come Neffa, Alex Britti e Almamegretta). Tra i suoi collaboratori c’è anche Sandor Mallasz, il noto promoter discografico messosi in proprio dopo la separazione dalla V2 (con cui prosegue tuttavia un rapporto di collaborazione “a progetto” su artisti come Tom Jones, Faithless e Giuliano Palma). “Con Lara ho finalmente l’occasione di occuparmi di ‘artist development’, proprio come si faceva negli anni ’70: non solo marketing e promozione, dunque, ma anche consulenza artistica, ricerca di opportunità di business, costruzione del profilo del personaggio presso il pubblico ed i media: ha senso farlo quando si ha di fronte un’artista di questa qualità e spessore” dice Mallasz, che a proposito della Martelli scomoda paragoni con moderne eroine rock come Skin, Gwen Stefani e PJ Harvey. “Non è un caso che siano le etichette indipendenti a credere di nuovo, oggi, in questo tipo di lavoro, che permette di lavorare a costi più contenuti senza sacrificare nulla e anzi garantendo maggiori gratificazioni, anche economiche, agli artisti stessi” aggiunge il promoter, che in passato ha lavorato per major come WEA, Virgin e Ricordi. E quello di Lara Martelli non è un caso unico, assicura: lo stesso Mallasz sta per assumere un impegno analogo sui RumoreRosa, ultimo prodotto del vivaio Best Sound che Roberto De Luca ha già ingaggiato per l’Heineken Jammin’ Festival di Imola, il 16 luglio prossimo.
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