Michael Jackson - National Action Network: le prime dichiarazioni

Michael Jackson - National Action Network: le prime dichiarazioni
Un’altra lobby di musicisti pop fa la sua comparsa sulla scena americana, agitata negli ultimi tempi da un dibattito a tutto campo sui rapporti tra artisti e industria discografica (vedi news). E il primo cliente del nuovo gruppo di pressione, come già riportato da Rockol ieri, è nientemeno che Michael Jackson, che con la Epic/Sony Music è ai ferri corti da quando l’etichetta ha preteso la restituzione di 200 milioni di dollari (vedi news) per la copertura di anticipi legati alle registrazioni e alla promozione dell’ultimo album “Invincible” (“una rivendicazione infondata, oltraggiosa ed offensiva”, ha replicato Jacko con un comunicato stampa: ma la Sony smentisce di avere mai richiesto quella cifra alla pop star).
A fondare la nuova associazione, denominato National Action Network, sono stati un avvocato newyorkese di grido, Johnnie Cochran, e il reverendo Al Sharpton, leader di un’organizzazione per i diritti civili. “Abbiamo visto troppi artisti fare fortuna per poi ripassare dalle stelle alle stalle, e abbiamo verificato che spesso l’inghippo sta nella struttura dei contratti, in clausole come il recupero delle spese per video e promozione”, ha dichiarato Sharpton illustrando l’iniziativa nella conferenza stampa di presentazione, svoltasi a New York mercoledì scorso (5 giugno). Oltre a Jackson, che si è detto orgoglioso di “unirsi ad una coalizione che rappresenta tutti gli artisti”, al Network avrebbero già aderito altri artisti, i cui nomi dovrebbero essere rivelati nel corso di un nuovo meeting in programma per fine mese. Ci sono le premesse, a quanto pare, perché l’organizzazione diventi una controparte di tutto rispetto per l’industria discografica, che ha già il suo bel da fare nel far fronte alle rivendicazioni della Recording Artists Coalition di Don Henley, Sheryl Crow e colleghi sull’altra costa degli Stati Uniti (le due lobby, per il momento, non hanno ancora preso contatti).
Non è di questo avviso la RIAA, la federazione dei discografici statunitensi: “Sulle questioni contrattuali, gli artisti hanno già chi li rappresenta (la Recording Artists Coalition, appunto)”, ha replicato secco il presidente dell’associazione, Hilary Rosen; “quanto ai contratti delle superstar di cui il reverendo Sharpton e il signor Cochran sembrano preoccuparsi, la loro visione delle cose forse è un po’ datata: oggi ogni contratto è diverso dagli altri e normalmente è oggetto di negoziazioni private”.
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