Concerti, Fabio Concato: la recensione del live di Milano

Concerti, Fabio Concato: la recensione del live di Milano

Il Teatro Nazionale di Milano si riempie in ogni ordine di posto per accogliere con il giusto affetto e calore un cantautore che dopo un silenzio discografico lungo 11 anni - “ma non è colpa certo dei discografici” dice con cordialità – è tornato sul mercato con l’album “Tutto qua”. Il Teatro Nazionale di Milano si riempie in ogni ordine di posto perché in questi tempi di generale crisi e di sempre più montante difficoltà economica (ma non solo) in certi momenti si ha proprio grande voglia e bisogno di misura, di un sorriso e di volgere lo sguardo verso quelle piccole storie di quella piccola gente che poi sono il motore del mondo. E sono quelle che hanno maggiore importanza. Questo è quanto ha caratterizzato le due ore e venti di un concerto che un visibilmente felice Fabio Concato, accompagnato da chitarra basso batteria e tastiere, ha condotto mirabilmente dall'inizio alla fine alternando ai brani usciti dalla sua penna gags e battute con tempi comici di tutto rispetto e piccoli ma significativi aneddoti sulla storia delle canzoni che andava poi a interpretare. Una scaletta che mescolava senza soluzione di continuità i vecchi successi alle nuove composizioni senza sbilanciare di un millimetro l’equilibrio del concerto, indicatore inequivocabile della bontà del disco ultimo nato.
Come ogni storia che si rispetti si deve cominciare dall’inizio, vale a dire dal lontano 1976, da “La Nina” la prima canzone “seria” scritta dall’allora giovane autore di belle speranze. Da quel punto in avanti si volerà sul filo dell’amore e delle emozioni fino alla chiusura dedicata ai suoi più noti cavalli di battaglia: “Guido piano” e “Rosalina”. Nel mezzo trovano spazio le grandi canzoni che fecero di Fabio Concato uno dei cantautori italiani di maggiore successo degli anni ottanta e novanta. Compiaciuto per un pubblico che dispensa applausi senza risparmio e che le canta tutte ma proprio tutte – “anche quelle svelte” - comprese le nuove, fa proprio riferimento a quel periodo come pietra di paragone “sembra di essere tornati agli anni ottanta”, gli anni della fama e della notorietà. Gli anni di “Domenica bestiale”, di “Fiore di maggio”, di “Ti ricordo ancora”. L’unica eccezione extra repertorio viene riservata al sentito tributo per Lucio Dalla "un gigante di musicalità e di vocalità" con l’interpretazione di “Tu non mi basti mai”. Non manca neppure un saluto intercontinentale con tanto di affettuosa imitazione all’amico Josè Feliciano con il quale duettò sulle note di “M’innamoro davvero”.
Un bel concerto per canzoni senza tempo. Un bel ritorno senza se e senza ma. Un piacevole incontro, solo ci auguriamo di non dover attendere altri undici anni prima di ritrovarci ancora.

(Paolo Panzeri)

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