Musica on-line, Rhapsody sposa la causa delle 'jamband'

Salta sul treno in corsa delle “jamband”, oggi la realtà più vitale della scena live americana, il sito Web Rhapsody, alternativa “indie” alle piattaforme di distribuzione on-line gestite dalle major discografiche, MusicNet e Pressplay.

E sembra, a prima vista, una scelta intelligente ed oculata, per almeno due ordini di motivi: perché, innanzitutto, sotto quella generica etichetta, coniata per identificare un approccio musicale basato sull’improvvisazione e su sonorità di matrice psichedelica, si raccoglie oggi un drappello di gruppi e musicisti che possono contare su una “fanbase” solida, numerosa e sempre avida di nuova musica; e perché, in secondo luogo, proprio di musiche inedite (e dal vivo) si tratta in questo caso, mentre la sfida di vendere su Internet canzoni che gli utenti della rete possono procurarsi gratuitamente sui servizi “peer to peer” appare persa in partenza ad un numero crescente di osservatori.

La Web company Listen.

com, che sul sito Rhapsody offre musica a pagamento fruibile esclusivamente in modalità streaming (e cioè non archiviabile sul pc), ha già percorso quella strada, siglando accordi di licenza e di fornitura con quasi tutte le major (esclusa la Universal) e oltre 50 etichette indipendenti. E forse proprio per questo ha deciso di provare a battere sentieri nuovi, offrendo contenuti inediti ed innovativi: il serbatoio a cui attingerà all’uopo è quello di JamBase, il sito USA di informazione e promozione musicale che vanta già in archivio oltre 250 ore di registrazioni live ad opera di artisti celebri (Phil Lesh and Friends, Little Feat, Trey Anastasio) e di culto (Charlie Hunter, Soulive, moe., Steve Kimock Band e moltissimi altri: sul sito stesso, l’intero catalogo sarà interamente disponibile per lo streaming al prezzo di 7 dollari e mezzo al mese). .


“I fan hanno la garanzia di procurarsi musica di qualità, mentre i gruppi hanno la possibilità di allargare il loro pubblico e di venire ricompensati. E’ un modo corretto di espandere il mercato, dopo che per lungo tempo la musicale digitale è stata accusata di danneggiare le vendite dell’industria”, spiega Matt Graves di Listen.com. Difficile, in questo caso, dargli torto.
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