Jimi Hendrix: oggi avrebbe compiuto 70 anni. Il contributo di Rockol

Jimi Hendrix: oggi avrebbe compiuto 70 anni. Il contributo di Rockol

Morto a Londra il 18 settembre del 1970 nel pieno dei suoi fatidici ventisette anni, Jimi Hendrix - che oggi, 27 novembre, di anni ne avrebbe compiuti settanta - non avrebbe neppure bisogno di essere commemorato in quanto primo artista rock a rivivere ed eternarsi nel mito, nella celebrazione, nella infinita riproposizione di materiali più o meno inediti, registrazioni dal vivo, prove, outtakes, alternate takes e scarti di studio. Un "heritage artist", per dirla alla maniera degli angloamericani, nel vero e duplice senso della parola: non solo per l'enorme influenza esercitata sui chitarristi e musicisti di generazioni successive ma anche perché i suoi archivi e le tracce musicali sparpagliate in pochi e frenetici anni di attività - e che lui, maniaco della perfezione e rigoroso nel controllo di qualità, avrebbe probabilmente preferito portarsi nella tomba - hanno alimentato il primo, grande caso di industria rock costruita post mortem. Con effetti spesso disorientanti (molto del materiale circolato da allora è di qualità imbarazzante), anche se quella pletora di pubblicazioni ha contributo quanto meno a perpetuare la memoria di uno dei musicisti fondamentali del Novecento.

La sterminata discografia/videografia postuma di Hendrix, come ricordano anche libri di recente pubblicazione, si è moltiplicata negli anni fino a diventare un labirinto in cui risulta facile perdersi e prendere strade sbagliate: complice la nebulosità aleatoria dei contratti firmati dal musicista di Seattle con i suoi primi e non sempre disinteressati mentori, sul mercato - a partire da "The cry of love", gennaio 1971: meno di quattro mesi dalla morte - si è riversata una quantità impressionante di titoli. Il passaggio graduale dall'anarchia all'establishment risale al 1995 , anno in cui il papà di Jimi Al (deceduto nel 2002) e la sorellastra Janie danno vita alla fondazione Experience Hendrix con l'intenzione di tutelare il ricordo del caro estinto ma anche di prendersi la loro fetta della torta mettendo le briglie agli spregiudicati discografici, ex agenti ed ex manager che continuano imperterriti a pubblicare materiale non autorizzato (ogni storia ha i suoi "cattivi", in questo caso gli attori principali portano i nomi di Mike Jeffery e di Lawrence Miller, titolare della Purple Haze Records) . Con mano ferrea e piglio da generalessa, Janie si è circondata del resto della famiglia, ha escluso dal giro il fratello scapestrato Leon (in questi giorni protagonista in libreria con un volume autobiogafico intitolato proprio "Jimi Hendrix mio fatello") e s'è messa a governare una macchina da guerra che non concede tregua, tanto che qualche tempo fa ha dichiarato di avere nei cassetti materiale buono per i prossimi dieci anni. E dopo le ristampe, le rimasterizzazioni, i bootleg "ufficiali" (su etichetta Dagger Records), le opere di indiscutibile pregio come lo spettacolare cofanetto "Winterland" dell'anno scorso e la nuova versione completa della performance di Woodstock proiettata stasera nei cinema italiani, per il marzo del 2013 annuncia già un "nuovo" album con materiale inedito datato 1968-69, "People, hell and angels", curato come sempre dallo storico tecnico del suono di fiducia, Eddie Kramer. L'ennesima tessera di un mosaico con cui fan, critici ed esperti cercano da sempre di decifrare i fondi del caffè lasciati da Hendrix. Di immaginare che cosa ne sarebbe stato della sua voglia insaziabile di provare esperienze e strade nuove, quali altre idee rivoluzionarie di musica "totale" gli frullassero in testa.

E' solo una parte della storia perché come Elvis, come Jim Morrison, come Bob Marley, come John Lennon, Hendrix è diventato un poster intergenerazionale, un brand ad altissimo potenziale commerciale: gli eredi non si fanno troppo scrupolo di usarne il nome e l'immagine in abbinamenti pubblicitari e per una linea di abbigliamento dedicata mentre progettano un parco tematico a Seattle e cercano di bloccare i numerosi progetti (anche cinematografici) che prendono forma al di fuori del controllo della fondazione. La retromania di cui parla Simon Reynolds, storicamente, ha eletto lui a suo primo simulacro decretandone a furor di popolo l'immortalità. Alla base, ovviamente, ci sono fondati motivi: di Hendrix, della sua forza visionaria, del suo incendiario carisma, della sua Stratocaster e del suo feeback c'è ancora bisogno e ci sarà sempre fame, per placarla ci vuole una fabbrica che continui a lavorare a pieno regime.


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