Concerti, Wild Nothing: la recensione del live di Bologna

Concerti, Wild Nothing: la recensione del live di Bologna

Risolvere i problemi tecnici è facile se sai come farlo.
Solo un fastidioso ronzio frena leggermente i Wild Nothing in concerto al Covo Club di Bologna, durante una delle due tappe italiane del tour promozionale del nuovo disco “Nocturne”.
La giovane band statunitense è salita alla ribalta già dopo il primo lavoro,” Gemini”, classificandosi tra i migliori cinquanta dischi del 2010 per l’autorevole Pitchfork e, proprio in quello stesso anno suonarono per la prima volta in Italia, sempre al Covo, facendo registrare un tutto esaurito; passano gli anni, dunque, ma la musica non cambia. Per dirla tutta, in realtà, la loro musica cambia eccome in questa nuova produzione dai suoni ben più curati e da una capacità compositiva di gran lunga più matura, ma il risultato è sempre lo stesso: sold out.
I Wild Nothing salgono sul palco alle 23.00 precise per accordare i loro strumenti, subito dopo un breve set degli italiani Brothers In Law, terzetto indie rock/new wave composto solamente da due chitarre e una batteria suonata in piedi, come tanto sembra andar di moda oggi.
Il primo brano in scaletta è “Shadow”, la traccia di apertura del nuovo disco; una composizione dalle forti sonorità sognanti tipiche del gruppo, sorretta da una melodia che ricorda le produzioni più solari degli Smashing Pumpkins. Il pubblico del covo, sempre attento agli astri nascenti dell’indie rock, risponde positivamente all’introduzione di Jack Tatum e soci, accompagnando l’esibizione con battiti di mani, cori e applausi, regalando un’accoglienza che sembra lasciar un po’ esterefatti gli stessi musicisti.
Il timido quintetto americano suona che è un piacere, risultando addirittura più incisivo rispetto alle registrazioni e concedendosi poche pause per chiacchierare con il pubblico, nascondendosi dietro un atteggiamento introspettivo e, forse, leggermente troppo freddo. Senza inutili convenevoli, infatti, il gruppo continua la propria esibizione svariando tra i brani contenuti nei primi due lavori discografici, concedendo lo stesso spazio ad entrambi.
La voce di Jack Tatum è molto incisiva e particolare e, sebbene mai espressamente enfatizzata come nella tradizione shoegaze, valorizza pienamente le soavi e sognanti melodie vocali, che rimangono ben impresse nella memoria degli ascoltatori; brani come l’allegra “Chinatown” e la ridondante “Nocturne” ne sono due tra gli esempi più lampanti. Il set prosegue senza alcun intoppo per circa quarantacinque minuti fino a quando, proprio prima di “Gemini”, si presenta un problema tecnico alla chitarra di Nathan Goodman che condiziona il finale dell’esibizione: non si capisce bene la natura del problema che genera il fastidioso ronzio e il fonico di palco sembra disinteressarsene tanto che si decide di continuare cosi, con buona pace (e tanto fastidio) del giovane Nathan.
Il finale, come spesso accade al Covo, non prevede encore proprio per la conformazione del locale bolognese, privo di “backstage”; Jack lo specifica fin dall’inizio e propone un armistizio con l’esecuzione di altri due brani. Dopo “Our composition book”, sui cori della splendida “Summer holiday” si chiude il gradevolissimo concerto di una delle band rivelazione di quest’anno; una di quelle giovanissime e talentuose band di cui ci si augura di sentir parlare ancora a lungo.

(Edoardo Gandini)

Setlist

“Shadow”
”Confirmation”
”Counting days”
”Golden haze”
”Only Heather”
”Chinatown”
”Nocturne”
”This chain won’t break”
”Live in dreams”
”Rheya”
”Gemini”
”The blues dress”
”Our composition book”
”Summer holiday”

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