NEWS   |   Recensioni concerti / 21/11/2012

Concerti, Florence and The Machine: la recensione del live di Milano

Concerti, Florence and The Machine: la recensione del live di Milano


di Valeria Mazzucca

Un sold out registrato in un palazzetto dello sport da più di 10.000 persone, una delle due voci femminili più celebrate e inconfondibili degli anni '10 (l'altra è quella di Adele) e l'unica data italiana di un tour appena approdato nel Vecchio Continente: sulla carta il live che i  Florence and The Machine hanno tenuto ieri sera al Forum di Assago, alle porte di Milano, aveva tutti i requisiti necessari per rientrare tra i concerti migliori dell'anno. A conti fatti, le previsioni non si sono smentite.

La serata prende il via intorno alle 20.30  con il set degli Spector: "chi? Regina Spektor?", qualcuno chiede evidentemente senza troppo badare ai cinque ragazzotti in giacca e cravatta che stanno presentando il loro indie rock pulito, divertente e a tratti accademico. La band ha due anni di attività è fresca e si dimostra piena di entusiasmo nel presentare al pubblico milanese il suo neonato lavoro in studio, "Enjoy it while it lasts".
Gli spalti sono già gremiti e in trepida attesa, il parterre si è riempito poco più della metà, lasciando uno spazio abbastanza ampio da permettere alla folla (per lo più femminile) di sfilare come fosse in passerella: si sprecano cappelli di ogni genere e forma, vestiti lunghi e appariscenti, motivi leopardati che danno un tocco di colore ed eccentricità alla massa. Non mancano nemmeno delle sfavillanti parrucche rosso/arancioni in onore della fulva capigliatura che - non solo ma anche - contraddistingue Florence Welch.

Passerella a parte, tutte le attenzioni convogliano in un unico punto focale non appena si spengono le luci e tutta  "la Macchina" sale sul palco prima di introdurre Florence Leontine Mary Welch. Più che un ingresso, un'epifania. Non parla, Florence, ma si limita ad assorbire gli applausi e le urla del pubblico chiudendo gli occhi e alzando lentamente le braccia al cielo, un po' come un santone acclamato dai suoi seguaci. La "cerimonia dal vivo", così come quella registrata su disco ("Ceremonials" è il titolo del secondo album della band), inizia sulle note di "Only if for a night", seguita dalle hit "What water gave me" e "Drumming". Longilinea ma statuaria, coi capelli rubino raccolti in una treccia a cerchietto sopra il capo, la giovane cantante di Londra indossa un lungo vestito di seta, con motivi floreali viola e dalle rifiniture in velluto nero, abbottonato e serio. Poi si gira ed ecco una vertiginosa scollatura su tutta la schiena. E' scalza; ed è esattamente così che deve essere, al pari dell'abito, anche lei mostra una doppia natura leggera e fresca come la seta e una più decisa e spessa come il velluto. Florence modula la voce da leggeri e dolci falsetti a potentissimi gorgheggi durante tutta la durata dello spettacolo, infaticabile e vigorosa: è la sua voce, ovviamente, a farla da padrone con risultati più o meno riusciti. "Cosmic love" e "Spectrum", per esempio, acquistano decisamente un valore aggiunto ascoltate dal vivo, ma in alcuni casi il controllo vocale non  sembra essere ben calibrato, risultando leggermente scostato dall'andamento generale della band. L'impressione è che ci sia lei, e poi ci siano i "The Machine" e che sia il complesso a dover stare dietro ai preziosismi canori della Welch. In tour dall'età di 21 anni (ora ne ha 26), la cantante si muove sul palco trotterellando a piedi nudi, volteggiando un po' goffamente e comunicando con il pubblico facendo roteare le sue mani nell'aria leggere come foglie, ma decise come quelle di un direttore d'orchestra.  L'atteggiamento etereo e "da estasi" che assume l'artista durante lo spettacolo, lascia comunque spazio alla genuinità della ragazza che non esita a troncare - divertita - una canzone sul nascere perchè non se ne ricorda le parole.

Florence si rivolge direttamente al pubblico solo a metà concerto, poco prima di intonare la bella "Rabbit heart (Raise it up)": "Se avete qualcuno vicino che amate, o a cui volete bene, o che vi piace, tiratelo su ("raise him up"). Sulle vostre spalle". Il tono è squillante ed euforico, ma fermo e forte come quello di un predicatore gospel.
Il concerto prosegue veloce tra le grandi hit "You've got the love", "Lover to lover" e brani meno noti "Heartlines", "Leave my body" e "Sweet nothing".
Prima della pausa, arriva "Sweet nothing", un pezzo potente che risente palesemente dell'intervento di Calvin Harris ed eseguito con portentosa efficacia nonostante sia "la sua prima volta" dal vivo.
Durante il break si fa un rapido conto, dall'elenco delle canzoni ne mancano solo due: le più belle, nonché le più famose. Accolte con un boato si susseguono rapide "Shake it out" e "Dogs days", quelle che hanno reso grande il gruppo in tutto il mondo. Quelle che probabilmente hanno maggiormente contribuito a forgiare i circa 10.000 fan in più rispetto all'anno scorso. La serata si conclude con un apice: la star è Florence, non c'è alcun dubbio, ma non è affatto da sottovalutare il lavoro della macchina che lei si porta dietro e che, sopratutto, riesce a starle dietro.

SETLIST:

"Only if for a night"
"What the water gave me"
"Drumming"
"Cosmic love"
"All this and heaven"
"Rabbit heart"
"You've got the love"
"Lover to lover"
"Heartlines"
"leave my body"
"Sweet nothing"
"Spectrum"

"Shake it out"
"Dogs days"

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