Concerti, Bon Jovi: biglietti low cost ovunque tranne che in Europa

Concerti, Bon Jovi: biglietti low cost ovunque tranne che in Europa

Alla faccia di Cliff Burnstein, verrebbe da dire, storico manager di Metallica e Red Hot Chili Peppers, che esattamente un anno fa, preconizzando un collasso economico dell'eurozona, preferì anticipare i tour dei suoi artisti per giocare d'anticipo ed evitare quello che, nel giro di dodici mesi, sarebbe stato il crollo finanziario del Vecchio Continente: a distanza di un anno, lungi dall'essere usciti dal tunnel recessivo ma a spread parzialmente raffreddati, una delle band più redditizie da sempre sulle scene live, i Bon Jovi, hanno deciso di escludere l'Europa continentale dall'iniziativa che vedrà la storica band del New Jersey mettere in commercio una parte di biglietti per il "Because we can tour" a prezzo speciale.

Dell'iniziativa Rockol riferì già lo scorso 30 ottobre, prima che il gruppo annunciasse le tranche americana e europea del tour: parte dei biglietti per gli show programmati per la prossima estate in Gran Bretagna sarebbero stati messi in vendita al prezzo di 12 sterline, decisamente sotto gli standard abituali per spettacoli del genere. Pur senza eliminare tariffe sensibilmente più alte (come quelle per il pacchetto “Diamond circle”, che include accessi preferenziali alla struttura, gadget, facilitazioni varie e un giro nel backstage, in vendita a 125 sterline), la scelta di presentare sul mercato biglietti low cost fu compiuta dalla band per contrastare il fenomeno del bagarinaggio, telematico e non. "E' stata una loro idea", assicurò il promoter Rob Hallett: "E, dal canto mio, sono rimasto deliziato nel vederli insistere perché il prezzo dei biglietti fosse tenuto alla portata di tutti. E' indispensabile affrancarsi dal cliché vizioso dei grandi artisti che fanno pagare caro l'ingresso ai propri spettacoli, che - sempre più spesso - vendono rivenduti a prezzi ancora più alti sul mercato secondario. Il rock and roll è stato e sarà sempre la musica della gente, tutta la gente".

La stessa iniziativa verrà replicata anche per la branca nordamericana del tour in supporto a "What about now", titanica serie di date che prenderà il via il prossimo 9 febbraio a Uncasville, Connecticut, per chiudersi - dopo trentasei tappe già confermate (alle quali potrebbero aggiungersene a breve almeno altre cinque) - il 25 luglio al MetLife Stadium di East Rutherford, New Jersey: per ogni data, infatti, verranno messi in commercio almeno mille tagliandi al prezzo di 19.50 dollari. Scelta, questa, che - scrive Billboard - sarebbe stata fortemente voluta dallo stesso Bon Jovi: "La sua teoria è che lo show del gruppo dovrebbe essere qualcosa per tutti", ha spiegato il presidente della AEG Live Randy Phillips, ribadendo, di fatto, quando già dichiarato da Hallett per la trache britannica, "Jon vuole che tutti abbiano l'opportunità di comprare un biglietto".

Ricapitolando, quindi: 12 sterline (15 euro) per un concerto in Gran Bretagna, 20 dollari (sempre 15 euro) per un concerto negli USA. E dalle nostre parti? I biglietti meno cari, per l'unico spettacolo italiano che il gruppo terrà il prossimo 29 giugno allo stadio Meazza di San Siro, a Milano, sono in vendita a 46 euro, ovviamente escluse eventuali commissioni addizionali. E meno male che, secondo Cliff Burnstein, nel 2013 saremmo stati il terzo mondo dell'industria del live entertainment...

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