Avvertenze pro-consumatori sui CD 'protetti': ma intanto spuntano gli hacker

Le proteste delle associazioni dei consumatori e dei singoli acquirenti di dischi (che negli Stati Uniti hanno già sollevato il caso in tribunale) sono state raccolte dall’industria discografica internazionale: tutti i CD che contengono software di protezione anticopia, ha stabilito l’IFPI (l’organizzazione mondiale di categoria), dovranno recare d’ora in poi precise avvertenze al riguardo sulla confezione esterna ed interna dei supporti nell’interesse dei rivenditori e degli stessi consumatori.

Al termine di una riunione che ha avuto luogo a Londra giovedì scorso (30 maggio), la federazione internazionale dei discografici ha dunque dettato le linee guida che dovranno essere seguite d’ora in poi dalle etichette associate: in particolare, il “decalogo” IFPI prevede che sulla confezione esterna del CD siano indicati chiaramente i sistemi di lettura e gli apparecchi compatibili con il software contenuto nel disco e quelli incompatibili (“tenendo conto delle aspettative dei consumatori riguardo alla riproducibilità del supporto”, aggiunge, con una postilla significativa, il documento ufficiale: implicito il riferimento alla possibilità di ascolto sui personal computer). Altre informazioni rilevanti per il cliente, attinenti ad esempio alle istruzioni da seguire per accedere a file audio e video contenuti nel CD o reperibili su Internet, devono essere stampate nella confezione interna (come già accade più o meno regolarmente), anche nella lingua del paese in cui il supporto viene distribuito.
L’iniziativa ha già ricevuto il plauso della Global Entertainment Retail Association-Europe, un’organizzazione sovranazionale che rappresenta le associazioni di categoria dei rivenditori di dischi in Gran Bretagna, Francia, Germania e Olanda e che rappresenta circa il 20 % del mercato discografico al dettaglio nel mondo (l’Italia); la decisione dell’IFPI coinvolge potenzialmente oltre 1.500 case discografiche associate aventi sede in 70 paesi diversi.

Nel frattempo, però, la battaglia dell’industria per la tutela dei copyright in ambiente digitale resta tutta in salita: su Internet si è diffusa notizia dell’impresa di un hacker tedesco che con l’aiuto di una semplice penna a punta di feltro (del tipo “tratto-pen”) è riuscito a “craccare” una copia del CD “A new day has come” di Celine Dion acquistata in un negozio di Berlino: per eludere il sofisticato software di protezione sviluppato dalla Sony è bastato, incredibilmente, tracciare una linea di inchiostro sulla porzione del disco che contiene i dati anti-copia (portata a termine l’operazione, il supporto è risultato funzionare sul computer ma non più sui normali CD player); altri consumatori sono riusciti ad infrangere il codice di protezione appiccicando un pezzo di carta adesivo sulla parte del CD che contiene il software destinato ad impedire la duplicazione.
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