Paolo Simoni: 'Nelle mie canzoni ci sono notte e giorno, Emilia e Romagna'

Paolo Simoni: 'Nelle mie canzoni ci sono notte e giorno, Emilia e Romagna'

I casi della vita: incidi un duetto con Lucio Dalla e poi succede quello che sappiamo. Cosicché tutti si interessano a te soprattutto per quel testamento involontario del grande bolognese, e pazienza se hai passato cinque anni a mettere faticosamente insieme un degno seguito a un primo album, "Mala tempora", dimenticato troppo in fretta. Di Dalla Paolo Simoni, ventisettenne di Comacchio, Lidi Ferraresi, ha conservato più di qualcosa nel dna, e magari è facile scorgere nella sua poetica un po' scanzonata, nel suo pop cantautorale e sensibile, anche un po' di Cristicchi e del primo Samuele Bersani.

Lui però preferisce guardare più indietro: in "Non sono solo canzonette", uno dei brani più divertenti dell'album "Ci voglio ridere su" uscito a fine agosto, replica a Bennato citando non meno di quindici classici della canzone italiana. "Ma solo perché avevo tre minuti a disposizione, sennò sarebbero stati di più. In casa mia, quand'ero piccolo, circolavano i dischi di Dalla, di De Gregori, di Battiato, di Renato Zero...Di Guccini, poi, credo di conoscere a memoria tutta la produzione, gli amici e i discografici ogni tanto mi mettono alla prova. Io quei dischi li ho mangiati, hanno accompagnato la mia adolescenza. E la musica degli anni '70 e '80 è ancora quella che mi piace di più. Soprattutto per i testi, che erano magnifici. Allora la melodia si appoggiava alla parola... La canzone è cosa diversa dalla poesia, ma quelli sono testi poetici che ti arrivano dritti al cuore". Non si sente dunque parte della leva cantautorale degli anni zero, Simoni, nonostante Club Tenco, MEI e Ala Bianca lo abbiano inserito due anni fa in una omonima antologia? "Sono curioso, sento in giro cose interessanti anche di gente poco conosciuta. Ma no, non mi sento parte di una nuova generazione musicale. Credo di avere un colore diverso. Di natura ho un altro temperamento, un'altra enfasi. L'Italia è così: da una parte i talent show, dall'altra la nicchia. A me piacerebbe ci fossero meno schemi, e più attenzione all'ascolto".

Intanto, però, grazie a Dalla ma non solo, di "Ci voglio ridere su" si è comincia a parlare anche nel mainstream, dopo un cambio di casa discografica (da Warner a Sony Music) e un incontro risolutivo (Claudio Maioli, il manager di Ligabue, allertato da Alberto Cusella). "Non mi lamento, soprattutto se penso a quello che era successo - o meglio, non era successo - con 'Mala tempora'. Ho salito una scalinata e ora comincio a raccogliere qualche frutto. La stampa e persino le tv stanno parlando del mio disco, su Internet è aumentata parecchio l'interazione con i fan anche se, si sa, la canzone d'autore in questo momento fa un po' fatica. Ogni giorno, davanti allo specchio, mi domando se scrivo per diventare famoso o per il piacere di farlo. E ovviamente la risposta è la seconda".

Cinque anni non sono pochi, tra il primo e il secondo album... "Ho dovuto soffrire, continuavo a scrivere ma mi rendevo conto che i miei discografici di allora non erano molto interessati a promuovermi. Qualcuno sostiene che questo disco mi rappresenta di più, che suoni più fresco del precedente...Non so, per me sono tappe di un percorso e questa è la la sintesi di questi ultimi cinque anni. Ho un nuovo produttore e una nuova casa discografica, ma me li sono dovuti andare a cercare. Se dovessi sottolineare una differenza, direi che 'Ci voglio ridere su' è un album po' più solare". Anche se, come Simoni canta in "Generazione '80", profuma anche di nebbia e di umidità. Di vita di provincia. "Vengo da un piccolo paese di pescatori, Porto Garibaldi, un posto in cui qualcosa ti devi inventare. In quella canzone ho voluto descrivere l'ingenuità di noi che siamo nati in quel decennio e che eravamo troppo piccoli per capire cosa stesse succedendo nel mondo. Sui banchi di scuola, dieci anni dopo, ne parlavamo ancora. Ho un fratello maggiore, certe cose le ho vissute di rimbalzo guardando i suoi poster in camera da letto. E di Chernobyl ho un ricordo personale molto forte: mia mamma non poteva allattarmi per il timore della radioattività".

L'altro lato di Simoni, che in "Ci voglio ridere su" osa mettersi nei panni di Albert Einstein e immagina Ennio Morricone come un gabbiano libero di volare tra le note musicali, è una vivacità un po' eccentrica, molto romagnola. "Mi fa piacere che si colga, il ritmo romagnolo delle mie canzoni. Anche se io sono di Ferrara, e quindi emiliano, sono nato a quindici chilometri da Ravenna, la città natale di una delle mie nonne. La Romagna l'ho frequentata soprattutto nell'infanzia, l'Emilia nell'adolescenza: ho vissuto tra i tortellini con la mortadella e quelli senza". "Quelli riflessi nelle mie canzoni", spiega, "sono i due lati del mio carattere: non sono sempre felice e non sono sempre depresso. C'è il giorno e la notte, nelle mie canzoni. 'Ettore' e 'Non sono solo canzonette' appartengono alla prima categoria. 'Coincidenze', 'Nuvole d'autunno' e 'Generazione anni ' 80', invece, sono da crepuscolo".

Impossibile evitare la domanda sull'incontro con Dalla? Merito della vocalist Iskra Menarini, conosciuta anni fa? "Fu una mia amica pittrice a presentarmela, l'ho frequentata per sei anni e più che un'insegnante di canto è stata la mia prima guida. Spesso la seguivo ai concerti in cui faceva la corista per Lucio ma solo anni dopo ho osato avvicinarmi a lui. Quando due anni e mezzo fa ho scritto quell'inciso di 'Io sono io e tu sei tu' non ho nascosto che avrei voluto che fosse lui a cantarlo. Cercavano di dissuadermi, ma io da bravo Capricorno una mattina presi in mano il telefono e lo chiamai alla Pressing di Bologna. La segretaria me lo passò, lui si ricordava di me ma quando gli dissi che avrei avuto piacere di registrare la canzone con lui ci furono i cinque secondi di silenzio più lunghi della mia vita. Però rispose di sì, e qualche giorno dopo un suo collaboratore mi invitò a Bologna per registrare. E' stato un incontro formidabile, lì ho capito che i sogni si possono realizzare".


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Il prossimo sarebbe di tornare a Sanremo, compiendo il cerchio che dal Tenco porta al Festival della canzone italiana. "Sono uno dei 276 che aspettano di sapere se il 30 novembre verranno chiamati a Roma per esibirsi. La canzone che ho presentato, 'Le parole', è un brano intimista, forse poco radiofonico, ma per me molto importante. Mi piace l'atmosfera del Sanremo di quest'anno, ho apprezzato i festival di Fazio e sono contento che ci sia Mauro Pagani. Ci avevo provato anche l'anno scorso, ma tirava un'aria - come dire - più da festa paesana. Indipendentemente dal mio destino, mi auguro che al Festival ci si torni a innamorare delle canzoni e non dei cantanti".

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