USA, artisti e etichette insorgono: 'Basta con la dittatura radiofonica'

Una volta tanto, artisti, etichette discografiche e rivenditori di dischi americani si trovano tutti dalla stessa parte della barricata. Capita, quando si individua un nemico comune che fa paura a tutti: in questo caso le radio, o meglio i potentissimi network che esercitando un monopolio di fatto sul mercato condizionano pesantemente successi ed insuccessi discografici.

Preoccupate dall’evolversi della situazione, ben dieci associazioni di settore in rappresentanza delle diverse categorie professionali che operano nel business musicale hanno così deciso di rivolgersi al governo, al Congresso e agli organi antitrust con una pubblica dichiarazione congiunta in cui chiedono alle autorità federali di aprire un’inchiesta sulla concentrazione in atto nel mercato radiofonico nonché di modificare le leggi che consentono oggi la pratica delle cosiddette “payola legali”: il loro indice è puntato contro colossi come Clear Channel (che controlla oggi 1.200 antenne sul territorio nazionale) nonché contro il malvezzo che induce oggi le stesse case discografiche a foraggiare – dietro il paravento di promoter indipendenti - le emittenti radiofoniche a suon di centinaia di milioni di dollari per garantirsi uno spazio nelle playlist (si parla di almeno 300 milioni di dollari ogni anno, mentre alcuni “insider” rivelano che a volte non basta neppure un milione di dollari per garantire una buona “esposizione” radiofonica ad un singolo).
Lo schieramento trasversale di artisti, discografici e commercianti invita anche governo e parlamento ad allentare la pressione sui Webcaster e sulle radio indipendenti, in modo da favorire un incremento della concorrenza nel settore, sia via etere che on-line.

Per molto tempo, nonostante i mugugni più volte espressi a mezza voce, l’industria discografica non aveva osato prendere di petto il problema, temendo rappresaglie da parte dei potentati radiofonici. Ma unendo le forze con organizzazioni come la American Federation of Television and Radio Artists, la American Federation of Musicians, la Future of Music Coalition e la Recording Academy (e senza mettere direttamente in prima linea il proprio portavoce ufficiale, la RIAA) spera ora di riuscire ad aggirare l’ostacolo.
Degli stessi problemi denunciati dalla comunità musicale si sta occupando attualmente il senatore democratico del Wisconsin Russell Feingold, promotore di un progetto di legge in via di elaborazione. “Il fatto che gruppi così diversi tra loro abbiano trovato un accordo – ha commentato il politico americano - dimostra quanto questi temi siano sentiti da tutti”.
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